Il numero due dello Stato e candidato premier di «Liberi e Uguali» sbarca al teatro San Luigi per presentare il suo libro, ma la Giunta di centrodestra diserta l’incontro e non concede il patrocinio all’evento.

Impazza la polemicha in città per l’evento organizzato ieri sera al teatro San Luigi.

Minerva all’attacco

“Apprendiamo con dispiacere che nessun rappresentante della giunta concorezzese ha ritenuto di dover partecipare all’incontro con il Presidente del Senato, alla presenza di molte autorità del territorio – ha sottolineato Francesco Facciuto, esponente dell’associazione Minerva –  È stato questo un segnale di divisione che la nostra comunità non merita: la serata, come tutti i presenti potranno confermare, non ha riguardato in nessuna misura la campagna elettorale, bensì ha affrontato un argomento che ogni amministratore dovrebbe avere a cuore. La cosa ci dispiace profondamente. Siamo però sicuri che in futuro l’amministrazione non ripeterà lo stesso errore, dando prova di far prevalere il proprio senso istituzionale rispetto alle schermaglie elettorali”.

“C’era una volta la mafia”

“C’era una volta la mafia”.

Non è il titolo di un libro nostalgico, ma la speranza di Pietro Grasso, ospite eccellente dell’incontro di venerdì sulla legalità, andato in scena in un Cineteatro San Luigi delle grandi occasioni.

Presenti all’appuntamento anche il presidente del Tribunale di Monza, Laura Cosentini e molte autorità brianzole.

Quello di Grasso è stato un autentico spot contro la corruzione, secondo l’ex magistrato, l’ultima deriva, meno eclatante e più sotterranea della mafia, dopo il mega processo del pool antimafia in Sicilia e le centinaia di condanne.

A introdurre la serata è stato l’avvocato Roberto Romagnano

A introdurre la serata è stato l’avvocato Roberto Romagnano, esponente di «Bang», giovane realtà brianzola incubatrice dell’evento insieme all’associazione «Minerva», che dal 2012, attraverso il «Progetto Legalità», promuove eventi sulla legalità e il rispetto dell’ambiente.

Prendendo spunto dal libro di Grasso «Ricordi di mafia» del 2017, Romagnano, insieme a Piero Calabrò, già magistrato e Presidente della Nazionale Italiana Magistrati, ha dato vita ad un dinamico botta e risposta con il presidente, che ha ripercorso le tappe più importanti del suo cursus togato.

Una associazione molto attiva nella Brianza lecchese

“Come associazione – ha spiegato Romagnano introducendo la serata – siamo molto attivi nella Brianza lecchese, ma cerchiamo di organizzare i nostri eventi in location sempre diverse per coinvolgere più persone possibili, e creare sinergie con altre realtà che hanno a cuore i nostri stessi temi, e «Minerva» è tra queste. Vogliamo convincere la gente che la mafia non è un problema così lontano dal nord come si crede in genere». «Non si tratta di una serata elettorale – la premessa di Calabrò – anche se vorrei lo fosse, e che tutti i partiti mettessero al primo posto dei loro programmi elettorali la lotta alla criminalità, anche qui nella nostra zona”.

Il racconto di Grasso inizia dal 6 gennaio 1980

Il racconto di Grasso inizia dal 6 gennaio 1980, con l’omicidio di Piersanti Mattarella, governatore della Sicilia, ma soprattutto, uomo politico che sognava una Sicilia con le carte in regola.

“Mattarella voleva dare un volto nuovo alla Sicilia – ha detto Grasso – dopo la speculazione edilizia degli anni ’60 e’ 70 da parte di Ciancimino e Lima, che aveva fatto spuntare dei palazzoni al posto delle belle ville Liberty. Per questo per me rimane l’esempio di uomo politico competente, dotato di slancio etico e lungimiranza. Per la mafia l’unico modo per fermare il suo sogno è stato assassinarlo”.

Un racconto tragico… e gli aneddoti su Falcone

Un racconto tragico, reso gradevole da aneddoti più spiccioli e divertenti su Falcone e Borsellino, con cui l’ex magistrato ha lavorato dopo la nomina a giudice a latere, nel maxiprocesso a Cosa Nostra, e con i quali ha stretto un forte legame.

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Figure certamente eccezionali, di cui però Grasso, anche nel suo libro, ha voluto ricordare il lato più umano.

“Di Giovanni ricordo alcune stranezze poco risapute – ha continuato Grasso – Ricordo un cocktail assurdo che aveva imparato a fare quando lavorava per l’Fbi negli Stati Uniti a base di Whisky e Coca-Cola, o le sue battute stupide all’inglese, tipo acqua bagnata. Aspetti che lo rendono meno eroe e più umano, e quindi un modello a cui è più facile avvicinarsi”.

La ricetta per combattere la mafia

Da ultimo, Grasso ha dato la sua ricetta semplice su come combattere la mafia, ciascuno nel suo piccolo, oggi che è ancora più difficile da rintracciare. «Nel momento in cui qualcuno vi chiede qualcosa che sapete essere illegale – ha concluso Grasso – ricordatevi che potete rifiutarlo».