Vi ricordate nel maggio scorso quando in un’operazione delle Fiamme Gialle 15 persone – tra cui un ristoratore con locale a Lissone e un ex dipendente dell’ospedale San Gerardo di Monza – erano finite nei guai perché accusate di far parte di un’associazione per delinquere che aveva favorito gli interessi, anche in Brianza, della famiglia mafiosa catanese dei Laudani? Ne avevamo parlato qui.  In  pratica, secondo gli inquirenti le persone coinvolte garantivano un flusso di denaro che dalla Brianza andava direttamente ad arricchire Cosa Nostra.

L’indagine Security

A seguito di quell’indagine, nel dicembre scorso, erano scattate le manette per Ruggiero Massimo Curci – oggi ai domiciliari – commercialista pugliese e vice presidente onorario del Foggia Calcio. Cosa aveva a che fare la nostra Provincia con Curci e con i brianzoli arrestati nel maggio scorso? Secondo le indagini, Antonio Saracino, Giuseppe D’Alessandro e Antonino Catania, tre degli imprenditori finiti agli arresti a maggio, e con loro anche Luigi Sorrenti, si erano rivolti a un uomo di origini napoletane residente a Verderio. Il motivo del contatto? Secondo le accuse quello di “procacciarsi provviste “a nero” di denaro contante”.

Mafia e riciclaggio in Brianza: un arresto e 32 milioni di euro sequestrati

Il napoletano residente a Verderio è finito in manette questa mattina nell’ennesimo capitolo dell’Operazione “Security”, condotta  dai finanzieri del Nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di Finanza di Varese e  dal personale della Squadra Mobile della Questura di Milano.  Si tratta di Pasquale Angelino, originario della provincia di Napoli, ma da anni residente a Verderio. Il “brianzolo” è accusato di emissione di false fatturazioni e concorso in bancarotta fraudolenta. Gli inquirenti gli hanno sequestrato i 153.000 euro e le quote di 10 società.

IL ruolo di Angelino

Secondo gli inquirenti Pasquale Angelino,  attraverso  vasta rete di società cooperative con sede tra le province di Milano, Monza Brianza, Lecco e Napoli, gestite da prestanome – ha emesso, tra gli anni 2015 e 2017, fatture per operazioni inesistenti, per un importo di oltre 2,5 milioni di euro. Fatture emesse in particolare a favore di società riconducibili al gruppo criminale dei  cosiddetti  “pugliesi”, i cui componenti sono già stati tratti in arresto l’estate scorsa nell’indagine descritta poco sopra.

 

Come operava

E’ stato scoperto che Angelino, dopo aver ricevuto, tramite bonifico, dalla società destinataria della fattura l’importo di cui al documento fiscale inesistente, restituiva la somma in contanti in favore degli amministratori di fatto delle società beneficiarie, trattenendo pe sé un corrispettivo pari al 6% dell’importo fatturato. Tenuto conto che una delle società (FEDEL SOC. COOP) destinatarie delle fatture inesistenti emesse dal predetto Angelino è stata successivamente dichiarata fallita (con sentenza del Tribunale di Milano emessa nel mese di agosto 2017), allo stesso è stata, altresì, addebitata la condotta di concorso nel reato di bancarotta.fraudolenta.

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Le cooperative Bergamasche

Dalle indagini sono inoltre emerse responsabilità penali a carico di una consulente fiscale con studio in provincia di Bergamo. Si tratta di Fiorinda Granonsio. La consulente fiscale  ha gestito 2 società cooperative di lavoro bergamasche, destinatarie – per un importo di oltre 2,7 milioni di euro nel periodo 2015/2017 – delle false fatturazioni emesse dalle società riconducibili a Pasquale Angelino.

I sequestri

Nei giorni precedenti, Guardia di Finanza e Polizia hanno anche dato esecuzione al decreto di sequestro preventivo emesso dalla stessa Direzione Distrettuale Antimafia  di Milano, per un importo di 32,3 milioni di euro, a carico di91 società di autotrasporti, la cui contabilità era detenuta dal commercialista foggiano Curci ritenuto responsabile del reato di dichiarazione fraudolenta mediante altri artifici.

Il “trucco” della sede legale

Le indagini hanno disvelato come – per usufruire di asseriti “vantaggi fiscali” che Curci aveva promesso, a fronte di un corrispettivo extra dallo stesso incassato “in nero” (per un importo complessivo pari ad oltre 1,7 milioni di euro non dichiarati al fisco) – gli amministratori delle società coinvolte nella frode, pur operando materialmente in varie zone del territorio nazionale, siano stati invitati da Curci a dichiarare la sede legale presso il proprio studio di Carapelle  in provincia di Foggia. A dicembre  durante l’attività di perquisizione locale presso lo studio Curci  era stata sottoposta a sequestro la contabilità di tutte le società cooperative di trasporto che avevano artificiosamente affidato al professionista la tenuta delle scritture contabili obbligatorie.

La frode del carburante

Al termine di una laboriosa attività di analisi forense del software gestionale sottoposto a procedura di backup nel corso della perquisizione,, è stato riscontrato che, relativamente agli anni 2015 e 2016, numerosissime registrazioni riportanti causali per costi di carburante non erano supportate da alcuna documentazione fiscale giustificativa, determinando in tal senso un fraudolento abbattimento del reddito imponibile delle singole società.

I numeri dell’indagine

Nel complesso, sono stati quindi scoperti costi fittizi per 72,2 milioni di euro relativi a spese di carburante ed una complessiva imposta evasa, ai fini IVA ed imposte sui redditi, pari a 32,3 milioni di euro, oggetto del provvedimento di sequestro dell’autorità giudiziaria eseguito sia a carico delle 91 società di autotrasporto coinvolte, sia del professionista Curci

Nel suo complesso, l’indagine denominata “Security” finora ha portato all’esecuzione di 22 arresti e sequestri per quasi 35 milioni di euro.