“Ridateci Scienze applicate”. La richiesta è del Comitato genitori dell’Iris Versari di Cesano Maderno, che nei giorni scorsi ha rivolto un appello al consiglio di istituto, alla dirigenza scolastica, alla Provincia, al Comune, all’ufficio scolastico provinciale ed a tutti coloro, compresi gli ex studenti, che possono dare il loro contributo alla causa.

L’amarezza e la determinazione

Amareggiato per la mancata attivazione dell’indirizzo del Liceo scientifico per il prossimo anno scolastico, il Comitato genitori dell’istituto di via Calabria non si rassegna a sentire suonare il De profundis e ne chiede la riattivazione almeno per il 2019/2020: “L’auspicio e l’impegno è quello di far ripartire immediatamente l’indirizzo, senza rinunciare agli altri oggi attivi che contribuiscono a disegnare la fisionomia di questa istituto, come l’indirizzo di Scienze umane che dà risposta ad una forte richiesta delle famiglie”, spiega il Comitato, che si dice disponibile a lavorare a fianco delle istituzioni scolastiche “per raggiungere quello che per noi è un obiettivo fondamentale”.

“Il prezzo del successo”

Secondo il Comitato la soppressione dell’indirizzo è “il prezzo del successo”: “Una scuola funziona, acquista fama, le famiglie la scelgono, non ci sono spazi per tutti, si tagliano gli studenti. Nel nostro caso, attraverso la mancata attivazione di uno dei corsi di studio. Il paradosso è che si taglia proprio un corso che ha un’alta propensione all’innovazione in un territorio che fa dell’innovazione la propria forza”. Inconcepibile per i genitori, che prevedono disagi a breve termine e problemi sul lungo periodo: “I ragazzi che dovranno ripetere il primo anno – spiegano – dovranno per forza cambiare istituto. In prospettiva, il Versari cambierà faccia vedendo snaturata la sua propensione all’innovazione anche negli altri indirizzi, con un impoverimento della componente scientifica del corpo docenti”. «Perché penalizzare una scuola che funziona – si chiede il comitato – e che le famiglie continuano a scegliere? Servono spazi. Non si può rinunciare – la denuncia – a laboratori e comprimere ulteriormente quelli disponibili, già ridotti all’estremo”.