E’ terminato una manciata di minuti fa il funerale del 77enne Enrico Ferrario, pilastro del calcio villasantese (LEGGI QUI)

Una folla immensa ha partecipato alle esequie celebrate questo pomeriggio, venerdì, nella chiesa di Sant’Anastasia, da don Alessandro Chiesa, responsabile della comunità pastorale villasantese.

Oltre ai famigliari, in prima fila anche i tantissimi atleti della Cosov con i quali Ferrario ha lavorato a stretto contatto per tantissimi anni.

Presente anche il presidente della Cosov Angela Calloni, il sindaco Luca Ornago e l’assessore ai Lavori Pubblici Carlo Natalizi Baldi.

“Ragazzi tocca a voi”

Molto toccante l’omelia che don Alessandro ha dedicato ad Enrico.

“Ho avuto modo di conoscere il signor Enrico, anzi solo Enrico, durante la messa del sabato sera, nella quale lui svolgeva il servizio della lettura della Parola di Dio – ha sottolineato il parroco – Se oggi Enrico potesse alzarsi e vedesse tutta questa gente direbbe: cosa siete qui a fare? Tutto quello che Enrico ha fatto nella sua vita nel mondo della Cosov e della parrocchia è stato fatto con spirito di gratuità e servizio, che non cerca nulla in cambio. Quello spirito che non cerca il suo tornaconto”.

In un altro passaggio dell’omelia, don Alessandro ha rimarcato l’importanza di portare avanti gli insegnamenti seminati da Enrico.

“Non basta, per una comunità cristiana, salutare una persona che ha dato tanto alla comunità civile e parrocchiale con qualche lacrimuccia – ha continuato don Alessandro – Ora il seme di Enrico deve portare frutto. Mi piacerebbe che quel seme, piantato da Enrico con fatica in tutti questi anni, possa dare frutto. Cari ragazzi, seduti qui davanti a me, tocca a voi far germogliare questo seme, farlo diventare grande. Solo ciò che si dona gratuitamente, senza la ricerca di un proprio tornaconto, lo si raccoglie in pienezza”.

Il ricordo di un amico

Pubblichiamo di seguito il cordoglio espresso da Stefano Andreoni per il caro amico Enrico.

“Se ne è andato un altro pezzo della “vecchia” Villasanta, dove esisteva una squadra dell’oratorio (Centro Organizzazioni Sportive Oratorio Villasanta) in cui tutti giocavano; per iscriversi bastavano 10.000 lire e avevi borsa e tuta e ti sentivi come il più grande dei campioni..

Se ne è andato un pezzo del “vecchio” calcio, quello tutto cuore e polmoni, tanta dedizione e poca tattica, dove rispettavi l’avversario, l’arbitro e dove i genitori (pochi) che assistevano sulla vecchia tribuna MAI si sono permessi di interferire con le decisioni dell’allenatore, né gridavano “massacralo, spaccagli le gambe!”.

Se ne è andato uno dei pilastri della Cosov, società dilettantistica sì, ma guidata per anni dal buon Angelo Viganò, papà di tutti noi piccoli calciatori che a fine partita ci portava le brioches negli “spogliatoi” rincuorando e incitando i perdenti e congratulandosi con i vittoriosi; una società che allora metteva al centro del progetto non il campione da consegnare allo sport (e da vendere), ma il ragazzo da formare alla vita.. tutti i ragazzi, nessuno escluso.
Una società sportiva nel vero senso del termine.. non c’erano le umiliazioni delle non convocazioni; tutti si presentavano con la loro bella borsa e tutti partecipavano alla partita, chi in campo, chi in panchina.. mai nessuno a casa.

Se ne è andato uno dei tre allenatori (con Piero Sala e Augusto Cambiaghi) cha hanno contraddistinto la mia breve e scarsa carriera calcistica nella Cosov. Mister che ci insegnavano a giocare ma, soprattutto, a perdere. Ci hanno insegnato a mettere la scuola innanzi a tutto (se non andavi bene a scuola te lo sognavi di giocare). Ci hanno insegnato a rispettare l’avversario (se facevi falli bastardi ti tiravano fuori subito), a rispettare l’arbitro (proteste sì, ma contenute.. altrimenti fuori), a rispettare il compagno che sbagliava (se ti incazzavi con lui, fuori).
Ci hanno insegnato che è importante e bello vincere assieme, ma anche che è fondementale sapersi rialzare delle sconfitte, soprattutto quelle più umilianti, con la forza del gruppo.
Ci hanno insegnato che “quello bravo”, da solo, non combina niente se la squadra non lo supporta e lui non supporta la squadra.
Ci hanno insegnato che non c’era una squadra A e una squadra B.. tutti, talentuosi o scarponi, facevano parte della stessa squadra.. i più scarsi possono crescere SOLO giocando con i migliori e i migliori possono temprare il loro carattere e le loro caviglie (la tecnica no, perchè ce l’hanno già) solo confrontandosi con la tenacia e la determinazione degli scarponi..

Ciao Enrico, testimone di un calcio che non c’è più”

SUL GIORNALE DI VIMECATE IN EDICOLA DA MARTEDI’ UN AMPIO SERVIZIO CON TUTTI I RICORDI DEL DIRIGENTE DELLA COSOV ENRICO FERRARIO