Hanno rotto definitivamente ogni barriera. Una grande emozione quella che hanno provato i richiedenti asilo e gli anziani della residenza San Pietro di Monza ieri pomeriggio durante la performance teatrale “Alt! Farsi conoscere-corpi vulnerabili in scena”.

Un incontro tra due mondi apparentemente così lontani e diversi ma che, grazie al teatro, hanno potuto dare vita ad “un processo sociale basato non tanto sul concetto di integrazione dello straniero, ma sulla possibilità di coesione, relazione e sviluppo di legami sociali significativi” come si legge nel comunicato sullo spettacolo.

Nove ragazzi tra i 19 e i 30 anni, accolti nelle strutture gestite da RTI Bonvena, sparse in tutta la provincia, si sono messi “a nudo” nel raccontare e raccontarsi attraverso il linguaggio del corpo, suoni e voce. Abdullai, Aboubacar,Bubacarr, Cisse, Ibrahim, Kalifa, Lionel, Magatte e Souleymane, della “Compagnia teatrale di Camparada”, hanno parlato di storie del passato ma soprattutto hanno espresso pensieri personali sul futuro.

Il progetto

 

 

 

 

 

 

 

Un percorso cominciato a gennaio tra le aule del centro di accoglienza di Camparada (da qui il nome della compagnia teatrale) grazie a Walter Orioli teatroterapeuta monzese e direttore della scuola di taetroterapia con sedi a Milano, Colico e Bari. Una serie di incontri dove i ragazzi hanno potuto”conoscere sé stessi e le proprie capacità comunicative ed espressive verbali e non verbali, scoprendo le proprie emozioni e la bellezza della vita”. Al termine del percorso la possibilità di andare in scena, diventando portatori di un messaggio che vuole andare al di là del concetto di “straniero” come diverso.

“Il gruppo con cui ho lavorato non è diverso dai nostri ragazzi – ha spiegato Orioli – le loro esigenze sono le stesse dei nostri figli, al di là delle fatiche che hanno dovuto affrontare nel loro viaggio verso la speranza. E’ stata una sfida che abbiamo vinto perchè i ragazzi si sono davvero appassionati all’espressione”.

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Colpo di scena

Un finale inaspettato quello di ieri davanti agli anziani della residenza San Pietro. Al termine dello spettacolo ThiamMagatte, uno degli attori proveniente dal Senegal, ha preso in mano il microfono per leggere una lettera rivolta a tutti gli italiani:

“A tutta l’Italia, a tutti gli abitanti di Monza, a tutte quelle persone che ci giudicano male senza parlare con noi, a tutti quelli che ci salvano in mare, a quelli che lavorano per farci ottenere il documento che renderà le nostre vite migliori. Siamo esseri umani, magari non perfetti e con tanti difetti ma siamo come voi con gli stessi diritti alla vita e alla dignità. Chiediamo solo di vivere in Italia senza essere giudicati solo per il colore della nostra pelle. Vorremmo vivere una vita tranquilla, quella che ci manca da tanto tempo, Vorremmo trovare un lavoro che ci dia la forza di riscattarci dopo che la nostra autostima è stata annullata da chi sfrutta il nostro viaggio solo per guadagnare soldi.

Alle nostre famiglie che sono lontane, in parte abbiamo ritrovato l’affetto di questa comunità che ci ha accolti. Per tutto questo vogliamo bene a tutti e vi ringraziamo!”

Parole che hanno attraversato i cuori degli spettatori che hanno voluto comprendere un pò di più del mondo dell’accoglienza dei richiedenti asilo e delle vite dei ragazzi, dando vita ad un bellissimo momento di dialogo e di scambio.

A cura di Emanuele Giacomelli