Sacchetti frutta a pagamento: abbiamo fatto quattro conti ipotizzando l’utilizzo di 5 sacchetti a spesa, moltiplicati per due spese settimanali per 52 settimane all’anno. Ecco cosa abbiamo scoperto.

Sacchetti frutta a pagamento tanto rumore per 10 euro all’anno

La notizia in poco più di 24 ore ha fatto tanto, forse troppo clamore. Basta digitare le parole “sacchetto frutta” per capire a vista d’occhio come le la discussione sia degenerata: insomma i sacchetti della frutta e verdura a pagamento hanno fatto proprio indignare gli italiani. 

Mentre si continua a discuterne in tutte le salse il ministero della Salute ha voluto precisare: “I sacchetti si potranno portare da casa, ma non sarà possibile riutilizzarli e dovranno essere monouso”. Una nota che suona un po’ come una retromarcia a fronte di una contestazione popolare che forse in pochi si aspettavano.

L’acquisto dei sacchetti costa 10 euro all’anno

Ma in fine dei conti stiamo parlando di una decina di euro in più all’anno.

Abbiamo fatto un rapido calcolo ipotizzando l’utilizzo di 5 sacchetti a spesa – al costo di 2 centesimi – e moltiplicandolo per due spese alla settimana per un totale di 52 settimane: ebbene in un anno il costo si aggira intorno ai 10 euro e 40 centesimi. Una cifra irrisoria rispetto ai tanti aumenti di cui abbiamo dato notizia nelle ultime ore: gas, luce, tangenzialipedaggi autostradali, biglietti della metropolitana. Eppure quei 2 centesimi del sacchetto biodegradabile sono diventati una notizia da prima pagina.

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Gli esposti del Codacons

Intanto il Codacons ha fatto sapere di aver presentato un esposto in 104 procure di tutta Italia. “Chiediamo di aprire indagini sul territorio alla luce del possibile reato di truffa. Stanno infatti arrivando segnalazioni che denunciano come il costo degli shopper venga addebitato anche in assenza di acquisto dei sacchetti, in modo del tutto illegittimo”. In sostanza, spiega l’associazione dei consumatori, se si acquistano prodotti ortofrutticoli senza imbustarli, al momento della pesatura, la bilancia addebita in automatico il prezzo del sacchetto, anche se non lo si è acquistato.

Legambiente: l’etichetta non è biodegradabile

In attesa di vederci chiaro e di capire con esattezza come dobbiamo comportarci, Legambiente ha fatto sapere che l’etichetta che ogni giorno applichiamo sui sacchetti della frutta e verdura non è biodegradabile. Un ulteriore punto interrogativo sulla questione che non vanifica ma di sicuro rende macchinoso il percorso verso il riciclo. Per poter riutilizzare la shopper per la raccolta dell’umido occorrerà ritagliare il talloncino. Altrimenti addio salvaguardia dell’ambiente.