Via Crucis con i migranti, il consigliere comunale arcorese di maggioranza Cheikh Tidiane Gaye difende il parroco.

Il politico, di origini senegalesi e che ha la delega all’Immigrazione, è intervenuto nel dibattito sulla via Crucis organizzata ieri sera, venerdì, nella chiesa di Sant’Eustorgio (leggi qui).

Gaye ha anche voluto replicare al leghista Enrico Perego, (leggi qui) che ha lanciato delle vere e proprie bordate all’indirizzo del parroco.

La presa di posizione di Gaye

“Dopo il messaggio forte, di speranza e di grande apertura fatto da Don Giandomenico non ci sarebbe nulla da aggiungere. Il discorso dal Don è rassicurante. La lungimiranza con cui esplicita i concetti di amore e di fratellanza suona chiara e comprensibile per coloro che sono dotati di buon senso. Il prete ha sempre ricoperto un ruolo fondamentale: portare la luce, illuminare i sentieri per favorire la fratellanza, l’amore tra le persone e facilitare la vita in comunità. La cura delle anime è anche politica, come ci ricorda Socrate. Quando il politico non è più in grado di illuminare le coscienze e divide i cittadini, il prete ha il dovere di richiamare tutti a intraprendere il cammino dell’unione”.

“La replica del consigliere leghista Enrico Perego non mi stupisce”

“I tempi sono ormai altri. Gesù è presente in tutti i popoli per cui Don Giandomenico, erudito avveduto, più di chiunque noi, non può fare un discorso leghista incitando i cattolici arcoresi a non abbracciare i cattolici africani. Pasqua è la festa della Resurrezione e della Pace e ci porta ad abbracciare tutti indipendentemente dalla nazionalità, ma uniti da un unico spirito di rinascita. Questo abbraccio dovrebbe essere ulteriormente esteso indipendentemente dall’appartenenza religiosa. In Senegal, il mio paese di provenienza, durante il periodo pasquale, infatti, i cattolici, che costituiscono la minoranza religiosa, cucinano e donano il loro cibo ai musulmani e tutti insieme si riuniscono per festeggiare nella comunione e nella fratellanza. Nelle feste islamiche, i musulmani fanno altrettanto. Questo il messaggio che Don Giandomenico cerca di diffondere e condividere con gli arcoresi. Questo principio è il grande principio di universalità, che la chiesa cerca di pronunciare come lezione di vita.  Afferrare questo principio non è difficile, ma per paura non tutti lo capisco. C’è chi, purtroppo, ancora oggi, si sofferma a parlare di tradizione, facendo di Gesù il patrimonio italiano o lombardo ignorando che Gesù appartiene a tutti.   Dovrebbe esser chiaro a tutti che il temporale e lo spirituale camminano insieme per favorire una società equa, di pace e di fratellanza. Che vinca il buon senso. Il resto è solo retorica politica e Don Giandomenico detiene l’universalità e il particolare per cui ha l’incombenza di proferire tale discorso”.