In attesa di vincere la guerra iniziata sette anni fa, il guerriero Matteo Mondini ha vinto un’importante battaglia. La Corte di Cassazione “ha confermato – spiega il cesanese – la colpevolezza della persona accusata di avermi cagionato danni gravissimi per non avere osservato le norme in tema di sicurezza dell’ambiente di lavoro. In particolare, ha confermato il nesso di causa tra il fatto accaduto, cioè la scarica elettrica che mi ha colpito mentre lavoravo, e il danno al braccio che ho subito”. Per il trentaseienne cesanese a cui lo scorso ottobre è stato amputato il braccio destro, “la giustizia penale ha fatto il suo corso”.

Intanto continua a combattere

Ma il guerriero non molla: è in causa sia con la proprietaria del negozio in cui ha subito l’infortunio, sia con i medici che l’hanno preso in cura. “Ad oggi ancora nessuno mi ha pagato. Adesso spetta alla magistratura civile accertare la responsabilità dei medici che hanno sottovalutato le mie condizioni di salute dopo la scarica elettrica e quantificare i danni che ho subito”.
Sulla pagina social dove ha deciso di raccontarsi, Mondini continua a raccogliere affetto e sostegno. Determinato, scrive: “Sono sicuro che anche l’ultima battaglia sarà vinta e la verità verrà finalmente a galla”.

L’infortunio a Monza nel 2010

Mondini è invalido dopo un incidente avvenuto nell’ottobre del 2010 a Monza. E’ rimasto folgorato dalla corrente elettrica nel negozio in fase di ristrutturazione dove stava lavorando. Trasportato in ospedale, “i medici non si sono resi subito contro della gravità della situazione, tanto che mi hanno tenuto una sola notte in osservazione e poi mi hanno rimandato a casa”.
In sette anni di calvario ha subito trentatré interventi, compreso quello per l’amputazione, solo qualche mese fa, del braccio destro. Un soluzione estrema a cui il combattivo cesanese non si è potuto sottrarre.

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Il sogno di un’associazione

Ora, in attesa di una giustizia piena, Mondini accarezza il sogno “di un’associazione che pensi al prima più che al dopo, e che si impegni a diffondere la cultura della prevenzione nelle scuole”. “Mi piacerebbe – spiega il cesanese – fare da testimonial e fare capire agli altri quanto sia importante la sicurezza sui luoghi di lavoro. Se riuscirò a salvare anche una sola vita con la mia testimonianza, avrò raggiunto il mio obiettivo”.