Aveva il gol nel sangue, Filippo Finocchio. Una passione, quella per il calcio, che aveva iniziato a coltivare fin da piccolissimo, arrivando, grazie alla sua grinta e alla sua tecnica, a ottenere brillanti risultati, sia nell’Ac Meda, la società che l’ha visto crescere, che nell’Ardor Lazzate, dove ha lasciato un segno indelebile negli ultimi anni.

Ha lottato con forza contro la malattia

Ma poi la vita ha deciso di metterlo alla prova con una partita molto più dura e faticosa delle tante giocate sui campi da calcio insieme ai compagni di squadra, una battaglia contro una terribile malattia che in poco tempo l’ha strappato, a soli 15 anni, all’amore di papà Antonio, carabiniere a Seveso, mamma Armida e della sorellina Noemi, ma anche delle tantissime persone che gli hanno voluto bene.

Ac Meda in lutto: “Fino all’ultimo abbiamo fatto il tifo per lui”

A partire da dirigenti e allenatori dell’Ac Meda, che l’hanno visto muovere i primi passi con il pallone: “Era un grande amante del calcio, bravissimo con i piedi, un ottimo attaccante. Ci metteva l’anima, sembrava nato proprio per questo sport ed era talmente talentuoso da arrivare perfino a fare i provini per entrare nell’Atalanta e da vincere anche molti premi e riconoscimenti. E’ stato da noi per parecchi anni, poi è passato all’Ardor Lazzate, ma ha lasciato un ricordo vivissimo, per la sua allegria, la sua solarità, il bel rapporto che ha saputo creare con i compagni 2002. Poi, un anno e mezzo fa, la scoperta della malattia. Una notizia che ci ha lasciato spiazzati. Abbiamo fatto il tifo per lui, ma purtroppo non c’è stato nulla da fare”. E per rendere omaggio al loro campione i giocatori dell’Ac Meda domenica mattina, prima della partita, hanno indossato una maglia con la sua foto e con la scritta “Un gol per Filippo”.

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