Aggressioni e minacce al San Gerardo: almeno otto i casi

Sale il bilancio dei medici e infermieri dell’ospedale monzese vittime, nell’ultimo anno, di episodi di violenza sia fisica che verbale. Tanto che i diretti interessati non hanno esitato a definirlo una «zona di guerra».

Una situazione, questa, che interessa soprattutto il Pronto soccorso, zona in cui chiunque ha libero accesso. Tanto che due infermieri, esasperati dalle troppe aggressioni sia verbali che fisiche che subiscono, si sono affidati all’avvocato del Foro di Monza Francesco Mongiu e hanno presentato formale querela. E una terza sarebbe in arrivo.

A poco, secondo i querelanti, sarebbe infatti servita la decisione da parte dell’Azienda ospedaliera di ingaggiare un vigilante per presidiare la zona. Le violenze continuano e il personale non ha potuto fare altro che ricorrere alle vie legali.

In particolare a preoccupare il personale è stato, per diversi mesi, un malato psichiatrico 48enne e residente a Muggiò, autore di diversi episodi di violenza e arrestato venerdì con le accuse di atti persecutori e maltrattamenti in famiglia ripetuti nel tempo. Ma si tratta solo di uno dei tanti pazienti che creano problemi al personale.

Infermiere minacciato

Il primo a sporgere querela è stato un infermiere 41enne che ha voluto specificare come il nosocomio sia diventato «un punto critico in quanto teatro di numerose aggressioni e di minacce da parte di pazienti, o dai parenti che li accompagnano, ai danni dei medici e degli infermieri».

Tutto è iniziato il 4 marzo quando, si evince dalla documentazione, l’uomo, definito «frequentatore abitudinario del Pronto soccorso», ha tentato di aggredire una dottoressa. Solo l’intervento dell’infermiere che poi ha sporto querela, ha impedito che le sferrasse un pugno. E alla fine è stato necessario chiamare la Polizia di Stato per allontanare l’individuo molesto.

Solo cinque giorni dopo, il 20 marzo, lo stesso infermiere è stato aggredito – questa volta verbalmente – di nuovo dal medesimo paziente. «Sei un infame, mi hai denunciato, uomo di m…a io ti sgozzo, ti taglio la gola lurido infame».
Anche in quel caso, come la volta precedente, è stato necessario l’intervento della Polizia. A quel punto è scattata la querela nei confronti del muggiorese per minacce e violenza privata.

La seconda querela

L’esempio dell’infermiere è stato seguito pochi giorni dopo da una collega, un’infermiera di 46 anni, anch’essa difesa dall’avvocato Mongiu. Anche la donna, nella denuncia, ha voluto sottolineare come il reparto si sia trasformato in una «zona di guerra», teatro di continue «aggressioni e azioni intimidatorie che il singolo vigilante di turno, assunto dall’amministrazione ospedaliera, non riesce a contenere».

E anche nel suo caso, i problemi maggiori li ha creati il muggiorese, «uno dei più “affezionati” frequentatori del Pronto soccorso che imperversano impunemente mettendo a soqquadro con i propri atti di violenza la serenità del personale medico e infermieristico».

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Il 20 aprile, poco prima delle 20, la 46enne, consultando il computer, si è accorta della presenza dell’uomo in sala d’attesa in evidente stato di agitazione. Di qui la decisione dell’infermiera di chiedere l’intervento di uno psichiatra.
Mentre si stava allontanando per raggiungere il telefono, l’uomo ha iniziato a insultarla e a minacciarla di morte. «Brutta tr..a io ti scanno col mio coltello che ho qui in tasca e faccio fuori anche la tua famiglia», le ha gridato mentre, afferrandole la mano e ruotandola, le ha provocato una distorsione al polso.

E nel momento in cui lei ha tentato di scappare, lui ha continuato a minacciarla e insultarla. «Brutta tr..a è inutile che scappi io ti ammazzo». Visto che, né la presenza del sorvegliante, né le ripetute assemblee che si sono tenute, hanno avuto l’esito auspicato, l’infermiera ha deciso di sporgere denuncia.

L’arresto del muggiorese

Nel frattempo il muggiorese, che dal 2006 non fa altro che entrare e uscire dal carcere, è stato arrestato dai Carabinieri della Stazione di Muggiò per atti persecutori e maltrattamenti ai danni di sua madre. Una persona problematica che in passato ha subito diversi tso per aver tentato il suicidio.

Ma per un problema che sembra essersi risolto – o perlomeno così si spera – ce ne sono altri che rimangono aperti.
Lunedì scorso, infatti, si è registrata l’ennesima aggressione ai danni di una dottoressa da parte di un paziente. Aggressione per la quale sta per partire l’ennesima denuncia.

La replica del San Gerardo

«Si tratta di un problema di difficile soluzione – ha dichiarato il Direttore Generale dell’Azienda Socio Sanitaria territoriale Matteo Stocco, che ha anche voluto sottolineare come il vuoto normativo in materia impedisca di attuare azioni decisive di contrasto al fenomeno – Questo è un disagio che riguarda molti pronto soccorsi, quello del San Gerardo in particolare perché è uno dei più grandi. Le Forze dell’ordine intervengono quando c’è un reato, ma per quanto riguarda la prevenzione poco si può fare. Mettere guardie armate sarebbe solo controproducente. Oltre al fatto che certo non potrebbero sparare all’interno di un ospedale, ci sarebbe anche il rischio concreto che qualche malintenzionato sottragga loro l’arma. Il problema è che, per quanto riguarda la tutela del personale, manca una norma a cui fare riferimento».