Marco Santamaria è morto il 16 gennaio scorso nel terribile incidente sul lavoro alla Lamina Spa di Milano. Assieme a lui hanno perso la vita altri 3 operai, compresi due fratelli di Muggiò. Oggi l’ultimo saluto a Burago di Molgora.

Burago si stringe attorno alla famiglia dell’operaio morto alla Lamina

“Non è giusto morire così”. Con queste parole forti oggi don Mirko Bellora, responsabile del Decanato del Vimercatese e della Comunità pastorale di Vimercate e Burago, ha aperto la celebrazione funebre per Marco Santamaria. Era strapiena la chiesa parrocchiale per l’ultimo saluto al 42enne morto, insieme ad altre tre colleghi, alla ditta Lamina di Milano.

Lascia una moglie e due bambini piccoli

Una fine tragica, sul posto di lavoro, che ha lasciato nello sconcerto la comunità e ha sconvolto le vite della moglie Isabella, dei due figli Davide, di 5 anni, e Michela, di 3 anni;  dei genitori Emilio e Gabriella, già provati dalla perdita del 2011 dell’altro figlio Fabio.
In prima fila non poteva mancare, con la fascia tricolore, il sindaco Angelo Mandelli, che ha proclamato il lutto cittadino. E, naturalmente tantissimi amici, parenti, colleghi, conoscenti.
«Non dobbiamo farci rubare la speranza, altrimenti il dolore ci schiaccia – ha detto don Mirko all’inizio della funzione. E, soprattutto, non dobbiamo rassegnarci a questa morte, perché non è giusto morire così».

La vicinanza dell’Arcivescovo Delpini

Anche l’Arcivescovo Mons. Mario Delpini ha voluto partecipare al lutto per la morte sul posto di lavoro di Marco sanatoria e ha voluto esprimere, in una lettera, la sua vicinanza.
“”Queste tragedie lasciano sconcertati e invocano attenzioni, provvedimenti, normative e doverose attenzioni, perchè non devono ripetersi. Questo nostro fratello che è morto lavorando non è un caso da inserire nelle statistiche ma ha un volto, un nome, una storia, una persona insomma, unica e insostituibile”.
“La sua morte lascia un vuoto incolmabile, la sua storia interrotta in modo drammatico suscita domande, commuove, ferisce” scrive ancora l’Arcivescovo.
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