Carabinieri arrestano ladro: in servizio presso la Compagnia di Monza, sono stati sospesi per un anno (con stipendio dimezzato) perché indagati in concorso per falso ideologico, calunnia con l’aggravante dell’abuso di potere e lesioni personali.

Le accuse e la misura interdittiva

A puntare il dito contro di loro è un tunisino di 33 anni (che ora si trova in carcere), che li ha accusati di averlo picchiato selvaggiamente con un manganello. Il tutto sotto la minaccia di una pistola.

La misura cautelare interdittiva è stata firmata a febbraio dal giudice Patrizia Gallucci su richiesta del pm del Tribunale di Monza Flaminio Forieri. E a inizio aprile, i due carabinieri hanno dovuto riconsegnare tutto, pistola e distintivo compresi.

I fatti a ottobre

I fatti contestati risalgono allo scorso ottobre quando, in seguito a una rapina ai danni di un ragazzino di 13 anni, i due militari si erano messi alla ricerca del responsabile, trovandolo il giorno successivo nell’area della Fossati-Lamperti, luogo in cui si era ricavato un giaciglio di fortuna.

Alla vista degli uomini in divisa, il 33enne (che la sera stessa della rapina si era liberato della refurtiva rivendendola e comprandosi della droga) avrebbe afferrato una catena e un coltello, ferendo anche uno dei due carabinieri.

Dopo essere riusciti a fatica ad ammanettarlo, i militari lo avevano portato in caserma (dove era stato visitato da un operatore del 118, chiamato su richiesta dello stesso tunisino che aveva affermato di non sentirsi molto bene), quindi al Sanquirico.

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La versione del tunisino

Al pm il tunisino racconterà la sua versione dei fatti. Versione secondo la quale, alla Fossati-Lamperti, sarebbe stato picchiato per mezz’ora col manganello. Il tutto, sempre secondo la versione del tunisino, sotto la minaccia della pistola, puntatagli contro da uno dei due militari. Fatti che i due carabinieri respingono con decisione, tanto che hanno presentato ricorso al tribunale del riesame.

Parla la moglie di uno dei due militari

“Mio marito serve lo Stato da 16 anni con passione e integrità. E ora viene trattato peggio di un qualsiasi delinquente”, è il commento amareggiato della moglie di uno dei due carabinieri.

“Se fosse stato percosso con manganelli, avrebbe dovuto presentare segni più che evidenti e sia l’operatore del 118 che lo aveva visitato in caserma, che il medico del carcere, che i dottori del San Gerardo dai quali era andato tre giorni dopo l’arresto, avrebbero dovuto accorgersene”.