Finta rapina organizzata per racimolare un bottino di soli 90 euro.

Finta rapina a Carate

E’ finito a processo con l’accusa di rapina aggravata, ma lui professa di essere finito vittima di un raggiro da parte di un suo conoscente e cerca di dimostrarlo.

La vicenda risale al 2 gennaio del 2015, quando il titolare di una pizzeria di Carate Brianza ha raccontato di essere stato rapinato da due giovani che avevano ordinato una pizza a domicilio, specificando al telefono di avere necessità di cambiare 100 euro alla consegna per pagare.

Coltello alla gola

Quando è arrivato all’indirizzo fornito dal presunto cliente alla sua telefonista, però sarebbe stato aggredito da due giovani con il volto travisato da sciarpe che, puntandogli un coltello alla gola, lo avrebbero costretto a consegnare pizze e i 90 euro in contanti che si era portato dietro per cambiare i soldi ai clienti.

Ieri in aula, a Monza, uno dei due presunti rapinatori, un 28enne di Verano Brianza, oggi residente nel lecchese, è comparso in aula in qualità di imputato. Il suo presunto complice, invece, secondo quanto riportato dai suoi difensori, gli avvocati Marielouse Mozzarini e Paolo Confalonieri, non si sarebbe mai presentato a processo.

Pizzaiolo come teste

Ascoltati anche il titolare della pizzeria, presunta vittima della rapina, uno dei due genitori dell’imputato e il 28 enne stesso. La sua versione dei fatti è però completamente diversa. Consumatore abituale di stupefacenti, il problema è noto alla sua famiglia, il ventottenne secondo l’accusa avrebbe rapinato il pizzaiolo insieme all’amico con il quale abitualmente compera stupefacente.

Secondo la difesa del giovane invece, lavorando con continuità, non avrebbe avuto alcun bisogno di rapinare o rubare per comperarsi droga. Secondo quanto sostenuto dall’imputato infatti, quel giorno il suo amico, di origine siciliana, gli avrebbe chiesto in prestito il telefono, spiegando che il suo era inutilizzabile. Lui, senza preoccuparsi di controllare a chi stesse telefonando l’amico, ha acconsentito.

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La simulazione

Utilizzando il suo telefono, secondo la difesa, l’altro giovane avrebbe chiamato la pizzeria caratese, simulando la richiesta delle pizze e del contante per il resto, sapendo benissimo che ad effettuare la consegna sarebbe stato un giovanissimo suo conoscente, che in pizzeria lavorerebbe non in regola. Il 28 enne imputato a processo, difatti, ha spiegato che quello stesso giorno il suo amico e il giovane fattorino si sarebbero incontrati mentre c’era anche lui.

La dipendente della pizzeria addetta alla ricezione chiamate, ha dichiarato agli inquirenti che la voce che aveva effettuato l’ordinazione aveva un marcato accento siciliano, mentre il 28 enne proprietario del telefono è brianzolo. Sempre secondo la difesa, avvalendosi della collaborazione di un giovanissimo ma senza regolare contratto, il titolare della pizzeria, dopo essersi sentito raccontare della rapina, avrebbe deciso di sporgere denuncia ma dicendo di essere stato lui stesso a subire la rapina, per evitare problemi di sorta.

Epilogo

In conclusione, per i due legali del 28 enne, sarebbe stato il suo amico e presunto complice a organizzare, insieme al giovane fattorino della pizzeria, la finta rapina allo scopo di fregare novanta euro, mettendo nei guai l’amico, reo di avergli solo prestato il telefonino. Si torna in aula il prossimo 6 aprile.