Giuseppe Malaspina chiede la scarcerazione. Ha deciso di rivolgersi al Tribunale del riesame di Milano l’imprenditore arcorese finito in carcere venti giorni fa a seguito della retata della Guardia di Finanza nell’ambito dell’operazione “Domus Aurea”.

I reati contestati

Un presunto giro di fatturazioni false e passaggi societarie per decine di milioni di euro che, secondo la Procura di Monza, il costruttore avrebbe organizzato con la collaborazione di decine di persone, tra loro professionisti e prestanome, molti dei quali finiti insieme a lui dietro le sbarre o ai domiciliari.

Si è rivolto al Tribunale del riesame

Dal carcere Malaspina continua a professare la propria innocenza. Ha però rifiutato l’interrogatorio del pubblico ministero Salvatore Bellomo, chiedendo tramite i suoi avvocati, Marcello Elia e Luca Ricci, che a decidere sulla sua permanenza o meno in carcere sia il Tribunale del riesame. Un passo già compiuto da altri degli indagati arrestati. Tra loro anche il commercialista lesmese Antonio Ricchiuti e Roberto Licini, arcorese, che nel 2015 ospitò nella sua abitazione Malaspina,  scomparso dalla circolazione  per alcune settimane in occasione del blitz della Guardia di Finanza nei suoi uffici di Vimercate. La data dell’udienza per il riesame non è ancora stata fissata.