Dopo i primi tre interventi chirurgici, nei mesi successivi all’infortunio sul lavoro avvenuto a Monza, credeva di aver scongiurato il rischio di amputazione del braccio destro. Invece no.

Infortunio sul lavoro: lo sfogo

Il cesanese Matteo Mondini, 35 anni, sposato e papà di due bambini di cinque e due anni, ora più che mai chiede che sia fatta giustizia. E lo fa dal suo profilo Facebook con un videomessaggio.

La storia

Quel braccio che sette anni fa è stato attraversato da una scarica elettrica di 220 volt, ora non c’è più. I medici dell’ospedale Niguarda sono stati costretti ad amputarglielo lo scorso ottobre.

Nonostante il calvario iniziato sette anni fa, i medici non sono riusciti a salvarmi il braccio.

Questa la testimonianza rilasciata al nostro giornale, dal letto di ospedale.

A breve si aprirà la causa civile. Contro l’ospedale di Desio, reo, secondo Mondini e il suo legale, l’avvocato Roberta Minotti, di ritardo diagnostico.

In Tribunale a Monza un processo si è già tenuto: la titolare del negozio è stata condannata a una pena di due mesi di reclusione (con la sospensione e la non menzione della condanna) per lesioni gravi colpose e a un risarcimento. Invece il chirurgo dell’ospedale di Desio che non si sarebbe accorto in tempo della necessità del primo intervento è stato assolto.

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La Corte d’Appello nei mesi scorsi ha poi confermato l’assoluzione del medico e della titolare dell’attività monzese teatro dell’infortunio.

Il video con lo sfogo su Facebook