Morì sbattendo contro il guardrail killer: quattro indagati. Per la 30enne Tiziana Mangano non ci fu nulla da fare. Ora tecnici e professionisti rischiano di finire a processo.

Guardrail killer: quattro indagati

Ci sono quattro indagati per la tragica fine di Tiziana Mangano, la 30enne di Cinisello Balsamo rimasta vittima di un incidente mortale nel febbraio 2017. Stava raggiungendo l’Euronics di Milano, dove lavorava, quando la sua Fiat 500 di colore bianco andò a sbattere contro il guardrail che divide i due sensi di marcia sul raccordo della autostrada A1, in zona Rogoredo. L’impatto fu violentissimo. La piccola utilitaria rimase incastrata tra le lamiere della barriera divisoria in metallo. E per l’ex studentessa dell’Erasmo da Rotterdam di Sesto San Giovanni non ci fu purtroppo nulla da fare: morì poco dopo il suo arrivo al Pronto soccorso dell’ospedale Humanitas.

L’inchiesta sulla morte della 30enne

tiziana mangano incidente mortale
Tiziana Mangano è morta tragicamente a soli 30 anni

A finire sotto sequestro, una settimana dopo l’incidente, era stato proprio il guardrail. Il fascicolo, aperto allora a carico di ignoti, si reggeva sull’accusa di omicidio colposo. E proprio sulle condizioni strutturali della barriera in ferro ruota l’inchiesta della Procura di Milano, affidata al sostituto procuratore Sergio Spadaro, che ha visto nei giorni scorsi l’iscrizione nel registro degli indagati di quattro tecnici e professionisti: un geometra, direttore dei lavori in occasione dell’installazione del guardrail, il direttore tecnico dell’azienda che ottenne l’appalto per il montaggio della barriera divisoria, e due dirigenti del Comune di Milano. Questi ultimi non sarebbero intervenuti per far ripristinare il guardrail, che era già danneggiato a seguito di almeno altri tre incidenti avvenuti prima di quello mortale costato la vita alla 30enne del Nord Milano.

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La ragazza si sarebbe potuta salvare

Di fatto, il guardrail che avrebbe dovuto salvare la vita alla Mangano, o almeno limitare i danni dell’uscita di strada della sua 500, alla fine l’ha uccisa. Una delle barre metalliche, infatti, già danneggiata a seguito dei sinistri che si erano succeduti da novembre 2016, l’aveva trafitta, non lasciandole scampo. Ma l’ipotesi è che lo stesso guardrail non fosse stato montato a regola d’arte nemmeno all’inizio. Se il guardrail fosse stato integro o perfettamente a norma, la 30enne sarebbe potuta uscire viva da quell’incidente. Questa, almeno, è la tesi del pm milanese.