Nove arresti, 123 indagati e 82 società coinvolte nell’organizzazione che truffava Inps, Stato e aziende sgominata dalla Guardia di Finanza di Varese con l’Operazione Hydra.

Operazione Hydra, truffa su scala nazionale

Ottantadue società coinvolte nella rete di truffe, prevalentemente con sedi a Milano e Varese, e commercialisti di tutt’Italia impegnati a frodare l’Inps e lo Stato. Il sistema funzionava così: si prendeva il controllo di aziende inattive o in fase fallimentare, acquistandone le quote o, a volte, con la connivenza dei proprietari. Una volta controllate, si procedeva alla fase di reclutamento dei falsi dipendenti, “pescati” dai margini della società, 92 in totale oggi indagati. Una volta che questi avevano maturato i requisiti, venivano licenziati e aiutati a richiedere i sussidi di disoccupazione. L’Inps versava i sussidi su carte ricaricabili, intestate al dipendente ma in realtà in mano ai truffatori. Il 30% andava poi al falso lavoratore, il resto nelle mani degli autori della truffa. Che poi, grazie ai commercialisti complici e autori, arrivavano a chiedere anche il conguaglio delle cifre l’anno successivo. Così, la rete criminale ha sottratto alle casse pubbliche almeno 913mila euro. Ma quella per frode all’Inps non è l’unica attività criminale del sodalizio, nel corso dei 2 anni e mezzo di indagine della Guardia di Finanza sono emerse truffe anche ad altre aziende e attività.

Nel mirino l’Inps ma anche le aziende

Acquisite le società “pulite”, facciata dell’organizzazione, le si svuotava di ogni bene sottraendolo quindi ai creditori. Inoltre, con queste si contattavano altri imprenditori dai quali si acquistavano materiali presto rivendibili sul mercato. Peccato che il pagamento avveniva con assegni bancari scoperti, bonifici garantiti da false fidejussioni o bonifici disposti e poi annullati. Entrati però in disponibilità della merce, questa veniva ceduta ad altre società dell’organizzazione criminale oppure rivenduta a terzi. Con aziende, come una di Treviso, truffata così per tre volte da tre diverse imprese del gruppo. Un “gioco” da 3 milioni di euro a danni degli imprenditori privati, inconsapevoli e truffati. Che si sommano ai 3milioni e 600 mila euro derivati da reati di bancarotta fraudolenta.

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Dal pellets alle auto

L’indagine, come spiegato stamattina in conferenza stampa dal Sostituto Procuratore Annalisa Palomba, è iniziata dopo la denuncia di un venditore di pellet. “Da lì abbiamo notato degli strani 730 in mano al commercialista della società accusata. E le notizie di un meccanismo simile di truffa all’Inps emerso in Calabria ha dato avvio alle indagini”, ha spiegato. Ora, la Finanza varesina ha sequestrato beni alle società della rete per quasi un milione di euro, in parte restituiti ai legittimi proprietari. I truffatori arrivavano fino in Bulgaria, grazie a una donna. Qui portavano le auto prese in leasing, dopo il pagamento delle prime rate e le facevano reimmatricolare per poi appropriarsene. Maserati, Mercedes e Bmw che finivano a disposizione dei truffatori.

La Guardia di Finanza per un mercato sano

Sgominare associazioni criminali come quella emersa dall’Operazione Hydra significa salvaguardare il mercato. Lo ha spiegato sempre in conferenza stampa il colonnello Francesco Vitale, comandante provinciale della Guardia di Finanza. “Questa è stata un’indagine a livello nazionale, che conferma il ruolo di polizia economica, funzionale alla tutela delle libertà economiche sancite dalla Costituzione. Abbiamo estirpato – ha continuato – un’organizzazione criminale che inquinava il mercato a danno sia dello Stato sia degli imprenditori onesti”.