Processo Sottocasa: oggi, martedì 12 giugno 2018, al tribunale di Monza è andata in scena quella che dovrebbe essere l’ultima udienza: il 17 luglio dovrebbe finalmente arrivare la sentenza.

Processo Sottocasa, ultimo giro

Il traguardo è vicino per quest’odissea, non solo giudiziaria. I fatti contestati risalgono al 2011 e dopo 7 anni, con un processo partito nel 2015, siamo ormai al rush finale. Il tema è noto: lavori svolti all’interno dell’ala privata di Villa Sottocasa, a Vimercate, contestati sotto diversi aspetti, dalle procedure alla mancata tutela di un bene storico e artistico molto caro ai vimercatesi.

La difesa degli ultimi due imputati

Oggi hanno preso parola gli avvocati dell’ex sindaco Paolo Brambilla e di Ivo Redaelli, titolare della Leader società proprietaria dell’ala privata della villa, che ha eseguito i lavori della discordia. L’ex primo cittadino è accusato di abuso d’ufficio per non aver sospeso i lavori quando è scoppiato il “caso” (in seguito a una segnalazione dell’architetto Rossella Moioli) e anche di non aver poi denunciato il tutto.

“Brambilla non commise abusi”

E la tesi della difesa è stata in sostanza questa: l’accusa è stata mal posta, perché in realtà non sarebbe fra le prerogative di un sindaco la sospensione di lavori (difformi che siano), ma del dirigente dell’area tecnica. Insomma, bene ha fatto Brambilla a non sospendere, anzi, secondo il suo avvocato avrebbe commesso un abuso d’ufficio se quei lavori… li avesse al contrario sospesi per davvero.

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E poi non sarebbe imputabile, di conseguenza, di omessa denuncia perché se i tecnici non hanno portato alla sua attenzione alcun possibile reato, Brambilla non avrebbe potuto comportarsi in altra maniera.

Arringa anche per l’avvocato di Ivo Redaelli

Quindi chiesta assoluzione con formula piena per l’ex sindaco. Stessa richiesta anche da parte del difensore di Ivo Redaelli, per il quale sono già stati prescritti alcuni reati legati all’abbattimento dello storico teatrino della dimora di delizia e non solo. Secondo il legale non avrebbe però dichiarato il falso in relazione ad altri lavori che ammette d’aver eseguito abusivamente, in quanto si parla di opere comunque autorizzate a posteriori, circostanza considerata attenuante.

Sentenza il 17 luglio

Altri quattro imputati attendono il termine della vicenda giudiziaria: si tratta dell’oggi senatore Pd Roberto Rampi, all’epoca dei fatti vicesindaco, di Bruno Cirant all’epoca dei fatti dirigente del settore Urbanistica del Comune di Vimercate (e ora con lo stesso ruolo a Desio), di Paolo Alessandro, funzionario dello stesso ufficio, e di Alessandro Casati, tecnico della Leader, società di Ivo Redaelli.