Ha rischiato di finire sul lastrico per un errore di Equitalia, ma in Appello il giudice gli ha dato ragione. La fine di un incubo per il 49enne Gjok Sogja.

Si è visto recapitare una cartella di Equitalia da oltre 300mila euro

I problemi per lui sono iniziati il 20 maggio 2014, quando si è visto recapitare tramite posta nella sua abitazione una cartella di Equitalia, su incarico della Direzione provinciale del lavoro di Milano, di 327.788,43 euro. Una cifra da capogiro.
“Non sapevo dove sbattere la testa e ho temuto davvero di finire in mezzo alla strada con la mia famiglia”, si sfoga.
All’inizio non ci credeva, ma da quel momento sono iniziati i guai per lui, tanto da ritrovarsi con casa e auto pignorate, e il rischio di perdere tutto. La cifra faceva riferimento a un’ordinanza di ingiunzione, che risale al 23 febbraio 2011, della Direzione Territoriale del Lavoro di Milano, inviata per posta alla sua precedente abitazione e destinata a un’impresa edile di cui lui è stato legale rappresentante fino a sei anni fa. “Ma adesso io non c’entro più nulla con quella ditta”, spiega.

Ha presentato ricorso contro la maxi-sanzione

Della cartella, però, il 49enne non sapeva niente. Ed è proprio per il fatto che non aveva mai ricevuto la prima notifica inviata nella precedente abitazione che si è rivolto a un legale e ha presentato ricorso contro la cartella e il pagamento della maxi-sanzione, chiedendo che venisse annullata. A seguirlo in questa battaglia contro Equitalia l’avvocato Alessandro Frigerio del Foro di Monza. La difesa nel corso dell’iter processuale si è battuta mettendo in risalto l’irregolarità della notifica dell’atto. In primo grado, nel 2015, la sentenza del giudice ha dato ragione a Equitalia e alla Direzione territoriale del lavoro di Milano, di conseguenza Gjok Sogja l’ha impugnata e in secondo grado, il 21 novembre, la Corte d’Appello di Milano sezione Lavoro e Previdenza ha ribaltato il giudizio, riconoscendo l’irregolarità nel recapito postale della cartella. Cancellata la maxi-multa, il 49enne ha tirato un sospiro di sollievo. E ora Equitalia dovrà anche pagare le spese processuali che ammontano a oltre 10mila euro.

Leggi anche:  Avvelenati dal tallio a Nova: il veleno nell'acqua minerale

L’avvocato: “Valuteremo se procedere per ottenere il risarcimento danni”

“Abbiamo apprezzato la sentenza dei giudici di Milano che hanno reso giustizia e hanno assunto un provvedimento coraggioso, nel rispetto della legge, annullando una cartella di questa consistenza e mostrando serietà e stretta applicazione delle norme”, il commento dell’avvocato Frigerio, che conclude: “Valutereme se procedere in sede civile per ottenere il risarcimento danni”.