Scandalo sanità: operavano con protesi scadenti in cambio di tangenti

Denaro – ma anche cene, viaggi, assunzioni e regalìe varie – in cambio dell’acquisto di protesi scadenti.

Dopo le accuse all’ex vicepresidente della Regione Mario Mantovani, il caso di Maria Paola Canegrati e l’arresto a marzo di Norberto Confalonieri (primario del Cto di Milano), un’altra inchiesta, denominata “Disturbo”, ha travolto la sanità lombarda.

Un’inchiesta che ha portato alla luce un sistema corruttivo che mirava ad aumentare il profitto non solo della società coinvolta (la bolognese Ceraver srl), ma anche dei chirurghi ortopedici e dei medici di base interessati. Il tutto, a scapito di chi finiva sotto i ferri, tanto che il Procuratore capo Luisa Zanetti non ha esitato a parlare di “mercimonio della funzione pubblica” e di una “gestione svolta in dispregio del paziente”. Tanto che dalla Procura stessa hanno annunciato che acquisiranno le cartelle cliniche dei pazienti in modo da verificare se possano configurarsi anche altre ipotesi di reato.

Il Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Milano, nell’ambito del procedimento penale in essere presso la Procura di Monza, ha dato esecuzione, oggi, giovedì, a 21 ordinanze di misure cautelari emesse nei confronti di altrettanti soggetti indagati a vario titolo per associazione per delinquere, corruzione e falso ideologico in atti pubblici. La notizia ha già innescato anche la polemica in ambito politico. Sul caso sono già intervenuti Paola Macchi e Dario Viola del Movimento 5 Stelle.

Cinque misure di custodia cautelare in carcere sono state emesse nei confronti altrettante persone, di cui due – un responsabile commerciale, Denis Panico, e un agente di zona, Marco Camnasio, – legati alla Ceraver Italia srl, società fornitrice di articoli medicali e ortopedici.

Insieme a loro, il provvedimento è scattato anche nei confronti di tre medici chirurghi specialisti in ortopedia, ovvero Fabio Bestetti, Claudio Manzini e Marco Valadè.

Nove persone, invece, sono agli arresti domiciliari (di cui sei sono medici chirurghi specialisti in ortopedia e tre medici di base convenzionati con Sistema sanitario nazionale). Oltre a ciò sono state effettuate 23 perquisizioni presso i domicili degli interessati.

Tangenti e protesi: giallo svelato da Monza

Il meccanismo era ben collaudato: i due rappresentanti della società pagavano tangenti – soldi, ma anche viaggi, cene, alberghi, biglietti aerei, partecipazioni a congressi, assunzione di personale – ai medici chirurghi per fa sì che questi ultimi scegliessero di acquistare – e quindi operare i propri pazienti – con le protesi fornite dalla loro società. Un meccanismo emerso grazie a un esposto presentato presso la Procura da un medico del Policlinico di Monza.

Intercettazioni e pedinamenti

Un’indagine lunga, fatta di intercettazioni telefoniche e ambientali, nonché di pedinamenti e osservazioni. Dalle intercettazioni, in particolare, è emerso come i chirurghi coinvolti fossero perfettamente a conoscenza del fatto che le protesi utilizzate fossero scadenti. In una intercettazione un chirurgo dice esplicitamente: “Queste protesi fanno veramente cag…re”.

Non solo. Tanto più non era idonea la protesi, tanto più il prezzo della tangente saliva. In un’altra intercettazione si sente invece un altro medico che si era voluto sottrarre a questo sistema, affermare: “Io quelle protesi non le userò mai, erodono l’osso”.

I pazienti scelti da fuori Regione

Intercettazioni, ma non solo. A insospettire gli inquirenti anche il numero, decisamente troppo alto rispetto agli altri ospedali, di pazienti che arrivavano da fuori Regione. Questo perché le prestazioni nei confronti dei pazienti extra regionali non sono soggette ai tetti sui rimborsi.

Si è constatato inoltre come il responsabile commerciale e l’agente di zona della società avessero intrattenuto rapporti corruttivi con i chirurghi che lavoravano soprattutto nelle strutture private convenzionate col Sistema Sanitario nazionale. Questo perché, a differenza che nelle strutture pubbliche, in quelle convenzionate il chirurgo ha un maggiore margine di discrezionalità e quindi può scegliere le protesi da utilizzare.

Il reato di associazione per delinquere

Il reato di associazione per delinquere è scaturito dalla convergenza di interessi tra la casa che produce le protesi e i medici. Da un lato la società ha aumentato il fatturato. Dall’altra i chirurghi, aumentando il numero di pazienti, hanno incrementato le loro entrate in due modi: in primis tramite le tangenti. In seconda istanza attraverso il diritto a percepire la quota dei Drg, ovvero i Raggruppamenti omogenei di diagnosi.

Una pedina fondamentale del meccanismo era rappresentato anche dai medici di base compiacenti. Erano loro che, dietro corrispettivo illecito, “reclutavano” i pazienti da far visitare poi agli specialisti che li avrebbero operati.

Le accuse di falso invece sono legate a un ulteriore aspetto della vicenda. Per incrementare il numero degli interventi, alcuni chirurghi operavano da soli chiedendo a dei colleghi di attestare la loro presenza in in sala operatoria.

“Questa indagine ha messo in luce condotte patologiche da parte di alcuni medici  che hanno asservito la professione ai propri interessi – hanno dichiarato il Procuratore capo Luisa Zanetti e il Pm Manuela Massenz – Hanno tradito il giuramento di Ippocrate di esercitare la medicina in libertà e indipendenza”.

La posizione ufficiale del Policlinico

In merito alle vicende relative all’inchiesta ‘Disturbo’ della Procura di Monza, condotta dal Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Milano, che vede coinvolti, tra gli altri, medici ortopedici che operano o hanno operato in passato presso il Policlinico di Monza, il Gruppo si dichiara assolutamente estraneo.

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Il Gruppo Policlinico di Monza comunica che applica all’interno delle proprie strutture sanitarie quanto previsto dalle normative vigenti, con la definizione di procedure organizzative atte a discernere le responsabilità oggettive aziendali e soggettive dei singoli professionisti operanti presso l’azienda.

Pertanto i fatti odierni, se confermati, sono riconducibili ad eventuali responsabilità personali dei soggetti coinvolti. Policlinico di Monza manifesta la propria disponibilità a collaborare con la magistratura così da far luce sulla vicenda e delinearne le relative responsabilità e conseguentemente stabilire con i propri legali eventuali azioni da porre in essere.

E infine la posizione di Regione Lombardia

“Regione Lombardia ha sempre fatto e continua ad eseguire i controlli sui requisiti di accreditamento e sull’appropriatezza delle strutture ospedaliere private e convenzionate con il sistema sanitario regionale. Lo dimostra il fatto che proprio lo scorso anno in seguito a questi abbiamo applicato una riduzione del budget al Policlinico di Monza.

Inoltre, proprio l’Ats Brianza ha segnalato all’Ordine dei Medici per comportamento deontologicamente scorretto uno dei medici di medicina generale coinvolti nell’inchiesta”.

Lo ha affermato l’assessore al Welfare di Regione Lombardia Giulio Gallera in merito all’operazione ‘Disturbo’ della Procura di Monza e del Nucleo di polizia tributaria della Gdf di Milano.

VERIFICHE – “I controlli dei requisiti di accreditamento al Policlinico di Monza – ha spiegato l’assessore – non hanno mai rilevato difformita’, mentre per quanto riguarda l’appropriatezza su 670 cartelle controllate, nel corso del 2016, il 5% di queste si sono rivelate non conformi alle regole di sistema, per cui si e’ proceduto a una riduzione del budget. Nel 2017 sono state ispezionate 577 cartelle che sono ancora in fase di chiusura della procedura”.

MEDICO SEGNALATO – “Anche sui medici di medicina generale i controlli sono assidui e frequenti – ha concluso Gallera – tanto che uno di quelli coinvolti nell’indagine e’ stato segnalato dall’Ats Brianza all’Ordine dei medici di Lecco, per il comportamento deontologicamente e professionalmente scorretto, affinche’ fossero presi i provvedimenti necessari”.