Il padre rapitore chiede l’annullamento della sentenza di condanna a 10 anni di carcere. Questa la clamorosa richiesta depositata in Corte di Cassazione, a Roma, da Mohamed Kharat, il siriano che nel dicembre del 2011 rapì la figlia Houda Emma portandola via alla madre, Alice Rossini di Velasca di Vimercate.

La vicenda

Come è noto, dopo più di 5 anni di battaglia, la donna è riuscita a riportare a casa la piccola il 10 marzo scorso. La bimba aveva trascorso gran parte dei 5 anni in Siria, nella zona di Aleppo, devastata dalla guerra civile. Nel frattempo l’ex marito e padre della piccola era stato condannato, in contumacia, a 10 anni di carcere in primo e secondo grado per sequestro di persona e sottrazione di minore. Condanna al termine della quale scatterà anche l’espulsione dall’Italia.

La richiesta dal carcere, a Roma

Rifugiatosi in Turchia, era stato scovato anche grazie alla trasmissione televisiva Le Iene ed estradato nel febbraio scorso in Italia dove sta scontando la pena. Dal carcere di Roma ha però, tramite un legale, depositato nei giorni scorsi la clamorosa richiesta di revisione del processo. A sorprendere sono in particolare le motivazioni. Secondo Kharat le sentenze di primo e secondo grado non sarebbero valide perché non gli sarebbe stata concessa la possibilità di difendersi in aula. In realtà l’uomo era perfettamente a conoscenza (come dimostrato dai vari servizi de Le Iene) del processo a suo carico, ma si sarebbe sempre rifiutato di rientrare in Italia.

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La reazione del legale di Alice Rossini

Dal canto suo l’avvocato Luca Zita, legale di Alice Rossini, ha già fatto sapere che si opporrà, naturalmente, alla richiesta di revisione. “La motivazione addotta da Kharat non sta in piedi – ha detto – Siamo convinti che la richiesta di revisione del processo verrà respinta. Auspichiamo che Kharat resti in carcere fino all’ultimo giorno della pena e poi venga immediatamente espulso dall’Italia”.