Una sentenza della Corte Costituzionale annulla anche le speranze di centinaia di pensionati brianzoli. Nessuno di loro percepirà gli arretrati per il blocco pensioni 2012/2013. I motivi vengono illustrati da Stefano Buzzi, responsabile previdenza e welfare della Cisl Monza Brianza Lecco

Arretrati blocco pensioni

I cittadini brianzoli che si erano rivolti alla sede del sindacato pensionati di Via Dante a Monza per per cercare ottenere gli arretrati legati al blocco della perequazione pensioni erano stati 350. Purtroppo la questione si è chiusa definitivamente poche settimane fa annullando le speranze di tutti coloro che avevano fatto richiesta.

La Corte costituzionale annulla il recupero

A eliminare ogni possibilità è stata la sentenza della Corte Costituzionale, che il 25 ottobre ha appunto respinto la richiesta di “illegittimità costituzionale” del decreto legge numero 65/2015. La Corte ha infatti deciso che, diversamente dalle norme riguardanti tale blocco contenute del decreto Salva Italia, la nuova temporanea disciplina della materia stabilita dal decreto legge numero 65/2015 (provvedimento Poletti, Governo Renzi), “realizza un bilanciamento non irragionevole tra i diritti dei pensionati e le esigenze della finanza pubblica”. Un’interpretazione che ha evitato alle finanze pubbliche un salasso difficilmente sopportabile.

Il commento di Stefano Buzzi della Cisl

“Il ripristino integrale della rivalutazione – precisa Stefano Buzzi, responsabile previdenza e welfare della Cisl Monza Brianza Lecco -, unito agli arretrati derivanti, avrebbe portato a un rimborso complessivo di circa 26 miliardi di euro. Adesso, invece, tutti i pensionati che hanno presentato ricorso devono rassegnarsi. I loro ricorsi sono stati in pratica resi inefficaci”.

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L’inizio della vertenza nel 2011

La complessa vertenza ha avuto inizio con il varo della legge numero 201 del 2011: l’allora Governo Monti, con il cosiddetto provvedimento Salva Italia, aveva deciso il blocco della perequazione automatica o rivalutazione per gli anni 2012 e 2013 per i trattamenti pensionistici superiori a 1405,05 euro mensili. Contro quel provvedimento molti pensionati presentarono con esito positivo ricorso, vanificato però dall’opposizione dell’Inps.

Il rimborso parziale

Sulla questione intervenne allora la Corte Costituzionale, dichiarando illegittimo l’articolo della legge numero 201 relativo appunto al blocco della rivalutazione delle pensioni. Il Governo con il decreto numero 65/2015 fissò un rimborso parziale: nell’agosto 2015 i soggetti interessati hanno così avuto il rimborso nella percentuale stabilita dal decreto. Ma la parzialità della restituzione non ha convinto numerosi pensionati, che hanno presentato ricorsi sia amministrativi verso l’Inps, sia davanti ai tribunali ordinari. Tutti tentativi che la sentenza dello scorso 25 ottobre ha azzerato definitivamente.