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Arcore: il Comune paga 606mila euro per il “no” al bitumificio e Doneda brinda

L'ironia di Luca Doneda contro il sindaco Rosalba Colombo: "Manderai il Comune in bancarotta, sei mitica"

 

Calici in alto e sorrisi per Doneda che sbeffeggia l’Amministrazione comunale, un pò meno per i cittadini arcoresi.

Nei giorni scorsi il Comune di Arcore ha effettuato il bonifico dei 606mila euro, in esecuzione alla sentenza del Consiglio di Stato,  che l’Amministrazione comunale di centrosinistra, guidata da Rosalba Colombo,  ha dovuto sborsare alla “Fratelli Doneda” per aver detto “no” all’impianto di betonaggio a Bernate.

Calici in alto per Doneda…

Ieri sera Luca Doneda, insieme all’avvocato Umberto Grella, difensore dell’azienda nel contenzioso con il Comune, si sono ritrovati al ristorante “Fossati” di Triuggio per festeggiare il tanto atteso bonifico insieme a tutti gli amici ed i professionisti coinvolti nella vicenda.

Doneda e Grella si sono anche fatti immortalare in una foto mentre tengono tra le mani un assegno facsimile a quello versato dal Comune, prendendosi gioco dell’Amministrazione comunale.

Doneda al vetriolo contro Rosalba Colombo

Parole al veleno quelle rilasciate da Luca Doneda all’indirizzo del primo cittadino.
“Grazie di cuore a chi mi ha sostenuto in questa battaglia – ha sottolineato Luca Doneda – Mi dispiace per i cittadini di Arcore che pagheranno con le loro tasche gli errori di politicanti locali  ignoranti della legge. Comunque in particolare un grazie di cuore alla splendida Rosalba. Andando avanti così manderai in bancarotta il Comune. E magari pensi pure di fare carriera piu’ in alto. Sei davvero mitica”.

La vicenda iniziata con il sindaco di centrodestra Rocchini

Una vicenda lunga e complessa, iniziata nel 2011, sul finire della legislatura di centrodestra guidata da Marco Rocchini, dove è successo di tutto: dal primo ok ottenuto da Doneda fino alla vittoria elettorale del centrosinistra che sancì il diniego alla costruzione dell’impianto di riciclo dell’asfalto fresato.

Poi ricorsi e contro ricorsi a Tar e al Consiglio di Stato, la costituzione di un comitato cittadino per contrastare la costruzione dell’impianto di betonaggio e il fallimento del colosso bergamasco del cemento.

Per non parlare del clamoroso licenziamento in tronco dell’avvocato del Comune, Elisabetta Mariotti, che si dimenticò di presentare una memoria difensiva in una fase del tribolato iter e «perché ci ha palesemente mentito» esclamò il sindaco.

Il ruolo del comitato di cittadini di Bernate

Un intreccio di trame che presero il via sei anni fa, quando nel febbraio del 2011 i cittadini di Bernate vennero a conoscenza delle intenzioni dell’allora Giunta Rocchini di dare il via libera alla costruzione di un impianto di Betonaggio.

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Che poi, nelle intenzioni di Doneda, non si trattava altro che spostare la sua vecchia sede vimercatese qualche centinaio di metri più in là, verso Bernate, in territorio arcorese. Uno spostamento «obbligatorio», allora, poiché parte della vecchia sede di Vimercate sarebbe rimasta coinvolta dal passaggio dell’autostrada Pedemontana.

Però, sul finire della legislatura, la Giunta Rocchini decise di non portare in Assise la variante al Piano regolatore che avrebbe permesso la costruzione del bitumificio, lasciando la patata bollente a chi sarebbe arrivato dopo, cioè Rosalba Colombo, la quale fermò subito il progetto.

Le vicende giudiziarie davanti al Tar e al Consiglio di Stato

Ma nel 2013 prima il Tar e poi il Consiglio di Stato diedero ragione a Doneda: ha diritto a costruire il bitumificio, dissero. Però nel febbraio del 2014 il Consiglio comunale deliberò per la cancellazione del progetto, trasformando il terreno di Bernate in agricolo.

A seguito di questa decisione Doneda presentò un nuovo ricorso al Tar, perdendolo. La questione, allora, ritornò sul tavolo del Consiglio di Stato che nel novembre del 2015 nominò un perito per stabilire i danni subiti dall’azienda per il «no» del Comune.

Danni che, secondo il colosso bergamasco del cemento, erano di 1milione e 600mila euro ma che il Consiglio di Stato ha accordato in 606mila euro (che equivalgono ai costi sostenuti per l’acquisto dell’area e di progettazione).

L’autorità giudiziaria, infatti, ha negato a Doneda il risarcimento per i mancati introiti legati a nuove commesse. Sempre secondo la sentenza l’impresa non avrebbe comunque potuto realizzare l’impianto sia perché l’Amministrazione è libera di negare il permesso, sia perché Doneda è finita in concordato preventivo.

Ora questa iniziativa portata avanti da Grella e Doneda scatenerà quasi certamente una dura reazione da parte dell’Amministrazione comunale di centrosinistra.

Rodrigo Ferrario

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