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Verso il Convegno Unesco sabato a Monza: gli articoli degli studenti del Porta sulla Turchia. “L’informazione è mio diritto”

Sabato mattina si terrà il nostro convegno con Unesco Giovani Lombardia al liceo Porta in occasione della Giornata mondiale dei diritti umani: QUI TUTTE (MA PROPRIO TUTTE) LE INFO SULL’EVENTO, CHE TRASMETTEREMO IN DIRETTA FACEBOOK

I ragazzi della scuola hanno lavorato molto, in queste settimane, per prepararsi all’appuntamento. E in particolare hanno approfondito uno dei temi che saranno al centro del dibattito: la condizione del giornalismo in Turchia, oggi, che approfondiremo in sala con l’aiuto di Marta Ottaviani, giornalista esperta di esteri e autrice del libro “Il Reis, come Erdogan ha cambiato la Turchia”, che ha da poco vinto il prestigioso premio FiuggiStoria 2016.

Vi ricordiamo infatti che il tema di quest’anno della Giornata dei diritti umani è proprio il diritto all’informazione, come diritto fondamentale e inalienabile dei cittadini.

Ecco qui un articolo preparato da Tommaso Bovo (5 BL)

 

L’informazione è mio diritto

 

Viviamo in un’epoca in cui i valori e i diritti umani hanno dovuto cedere il posto al progresso industriale, ma soprattutto tecnologico. Un aspetto indubbiamente positivo è la velocità con cui le informazioni circolano in tutto il mondo con un semplice clic. Tuttavia questa innovazione ha prodotto l’effetto contrario a quello desiderato, portandoci ad attribuire sempre meno importanza ad argomenti che riteniamo lontani come guerre, povertà e oppressione sebbene siano dure realtà che coinvolgono molti Paesi vicini. La verità è che noi ci sentiamo sicuri e protetti nella nostra “bolla”, dalla quale abbiamo paura di uscire e poi confrontarci con gli altri.

Questo atteggiamento è dato dall’assenza di interesse e dai pregiudizi che scaturiscono intorno a determinate vicende. Per questo motivo la domanda sorge spontanea: l’informazione –non necessaria secondo alcuni- la sentiamo realmente come un nostro diritto oppure la consideriamo tale solo nel momento in cui ce ne sentiamo privati?

Di questa e altre tematiche si è discusso durante il decimo Festival Internazionale del giornalismo, in cui l’attenzione è stata focalizzata maggiormente sulla negazione del diritto di libertà di stampa nel ventunesimo secolo: a partire dunque dal 2000 in Sudamerica, fino ad arrivare ai nostri giorni in Medioriente.

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L’esempio più eclatante è la Turchia, in cui lo Stato ha il pieno controllo dei media e dei giornali. In questo modo il governo può decidere cosa può essere di dominio pubblico, e quindi su cosa il popolo turco può essere informato, e cosa invece debba rimanere nascosto, creando così un Paese “senza opinione”. Nonostante ora sia calato il numero di giornalisti uccisi rispetto alla fine del millennio precedente, si è ancora lontani dall’ottenere la libertà di espressione desiderata poiché l’interezza dei media si trova sotto al potere del Regime, motivo dei più di 500 licenziamenti e arresti per diffamazione. Chi si espone anche solo minimamente contro in governo viene infatti estraniato, come ad esempio i 15.200 professori cacciati dalle università per sospetto di affiliazione con gruppi contro il Regime. Sono anche stati banditi Social Network come Twitter, Facebook, YouTube e Whatsapp.

Questa manipolazione mediatica ha portato la Turchia al 154º posto su 180 nel World Press Freedom Index, graduatoria sulla libertà di stampa nel mondo, sebbene esso sia un diritto sancito dalla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo (documento sui diritti individuali firmato a Parigi nel 1948), che dovrebbe essere applicata in tutti gli stati membri delle Nazioni Unite e quindi anche in Turchia.

Il governo afferma di non essere interessato a seguire le “linee rosse” dell’Europa mentre il popolo protesta, purtroppo senza ottenere nulla. Giornalisti Italiani e di altre parti del mondo però, si schierano dalla loro parte perché alla fine dei conti negare un diritto alla singola persona è come negarlo a tutti gli uomini.

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