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Presidi davanti agli ospedali: sindacati in campo

Manifestazioni al San Gerardo di Monza, a Vimercate e anche a Desio. Non si escludono scioperi

Presidi davanti agli ospedali: sindacati in campo. Le sigle  Felsa-Cisl e NidiL-Cgil dei lavoratori in somministrazione insorgono contro una decisione assunta in Conferenza Unificata Stato Regioni in previsione del definitivo varo Testo Unico del Pubblico Impiego

In programma tre presidi davanti agli ospedali brianzoli

La protesta prenderà corpo a Monza, davanti all’ospedale San Gerardo il 22 maggio e continuerà tre giorni dopo davanti all’ospedale di Vimercate. Si replica il 6 giugno all’ospedale di Desio

Le ragioni dei manifestanti

“Nel percorso che dovrà portare all’approvazione del decreto legislativo è necessaria un’intesa tra il Governo centrale e le Regioni: in questo testo, siglato il 6 aprile, si escludono formalmente i lavoratori in somministrazione dalla possibilità di partecipare ad un concorso, riservato al 50% dei posti per quanti abbiano avuto per almeno tre anni “contratti flessibili” con la Pubblica Amministrazione – spiegano i sindacalisti – La versione iniziale del decreto stabiliva,PER eliminare il precariato dalla P.A., di permettere alle singole amministrazioni dibandire, nel triennio 2018-20, un concorso riservato per la metà dei posti disponibili a quanti avessero avuto, per almeno tre anni, “contratti flessibili” con la P.A”.

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Poi la doccia gelata

L’intesa Governo-Regioni cancella la facoltà per i lavoratori somministrati di partecipare ai concorsi riservati, e lascia invariate le “imprecisioni” testuali riguardo agli altri lavoratori flessibili. “L’esplicita esclusione di questi lavoratori rappresenta non solo una scelta iniqua, ma totalmente inaccettabile per le organizzazioni sindacali che li rappresentano. Felsa-Cisl e NIdiL-Cgil si oppongono a questa decisione, e rivendicano con forza il diritto di tutti i
lavoratori con contratti flessibili a rientrare nel percorso agevolato”.

Scioperi in vista dopo i presidi davanti agli ospedali

A sostegno di questa rivendicazione, oggetto di una lettera formale alla Ministra Madia e alla Conferenza Stato-Regioni, i sindacati Felsa-Cisl e Nidil-Cgil hanno proclamato lo stato di agitazione dei lavoratori in somministrazione, non escludendo anche la proclamazione dello sciopero.

 

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