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Monza Resegone 2017, la corsa degli zii

L'appassionato racconto post gara di Paolo Brambilla della Dipo Vimercate

Monza Resegone 2017, la corsa degli zii. Un racconto davvero speciale quello fatto da Paolo Brambilla, atleta della Polisportiva Dipo di Vimercate che ha partecipato alla dura competizione con Tino carzaniga, Giorgio Carzaniga e la preziosa assitenza di Daniele Bricalli. Ecco il suo specialissimo report post gara

Monza Resegone 2017: la gara raccontata… da dentro

“Anche quest’anno è Monza Resegone, per me è la terza volta, ogni edizione lascia nella memoria un segno, se la prima è stata l’impresa epica che da Monza mi ha portato in capanna e poi a Fuipiano circumnavigando il sig. Resegone, l’edizione del 2017 sarà quella del caldo pazzesco che già al ventiseiesimo chilometro ci stava stroncando ma anche la sorpresa di una insolita salita al pra di rat in tranquillità senza ressa immerso in mille pensieri. Il sorteggio ci ha regalato una partenza comoda, pettorale 154, partenza prevista per le dieci meno dieci poi ritardata, come facilmente preventivabile, di un bel venti minuti abbondanti“.

 

La corsa in compagnia

“I compagni di avventura, anche per quest’anno, con la maglietta verde della nostra polisportiva, la Di.Po. ed in sostegno del progetto Il Vivaio di Offerta Sociale che svolge attività rivolte verso giovani disabili mirati a interventi di inclusione socio-lavorativa tra i quali anche attività sportive, sono lo zio Tino, Giorgio e suo nipote  Daniele … due zii e due nipoti … la corsa degli zii!. Non ho sbagliato a fare i conti, la Mo.Re. per noi si fa almeno in quattro!, senza il prezioso supporto logistico di un valido accompagnatore non la si finisce; ancora una volta Daniele lo è stato”

 

Il sostegno dei supporters

“Viste le difficoltà della giornata caldissima che ha decimato le terne arrivate in capanna nei tempi solo 203 sulle 269 partite, senza una gestione intelligente della gara, senza l’esperienza delle gare precedenti, senza il supporto dei tanti amici che fino ad Osnago ci hanno sostenuti e senza il prezioso aiuto dell’accompagnatore a Calco saremmo sicuramente saliti in auto e tornati a casa a bere una bella birra ghiacciata e invece no! Con unA intesa non scontata, senza chiedere nulla l’auto compariva a bordo strada ogni due chilometri o poco meno per garantire soste intermedie tra i ristori ufficiali e grazie ad una gestione della crisi secondo la logica della formica, un passo alla volta siamo arrivati a Caloziocorte. Passato il ponte un sorriso è comparso sul volto, ottimo ora abbiamo a disposizione poco più di un’ora per il cancello di Erve, l’ho già fatto nella prima edizione, se corriamo ancora un poco fino ad arrivare al sottopasso della stazione e poi camminando con un buon passo si arriva al primo obbiettivo: Erve.”

La salita

“Indossiamo magliette asciutte e la frontale, incrociamo gli sguardi e via si va, si arriva tutti o nessuno ma ormai sono sicuro, ho dalla mia parte l’esperienza degli scorsi anni, è inutile forzare, camminiamo a buon ritmo così si arriva senza distruggerci perché poi c’è da tornare, prima del caffè degli alpini di strada ce né ancora molta da fare. La salita è lunga ma il cronometro ci vede passare la linea entro le quattro ore e un quarto, siamo contentissimi, per come si era messa giù a calco non ero così sicuro che avremmo portato a termine la corsa e invece siamo qui; sprezzanti del cronometro Tino e Giorgio si cambiamo con estrema calma, forse un pò troppa, va bene che non ci interessa il tempo ma qui si fa lunga, mentre guardo un concorrente vomitare nel ruscello avvolto in un telo termico mi giro verso Giorgio e timidamente gli chiedo “allora, andiamo?”.  

L’arrivo

“Per il pubblico e le foto corriamo dal cancello fino al ponticello in pietra, foto di rito e poi con la torcia accesa si inizia a salire; qui una sorpresa, pensavo in un ingorgo modello scala mobile alla fermata Duomo e invece il sentiero è fluido, ci sono terne che salgono ma tutte hanno aria, non ci sono le colonne ferme delle due precedenti edizioni, non capisco il motivo lo scoprirò solo la sera successiva leggendo il numero delle terne arrivate in tempo in capanna … solo poco più di duecento. Chiudo il terzetto, davanti Giorgio, Tino che è il più affaticato in mezzo, formazione perfetta ci controlliamo a vicenda … la montagna è bella ma sa essere anche pericolosa se si è stanchi ed il passo non è fermo … il silenzio della notte, la pace della montagna illuminata dalla sola torcia elettrica mi regalano una salita malinconica immerso in mille pensieri, riflessioni … la Monza Resegone è anche questo”.

 

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Una corsa di gambe e di cuore

“Amo questa corsa, ti regala emozioni che fanno bene al cuore e non importa se i ristori sono stati un pò scarsi e la crostatina con acqua al ristoro finale in capanna risulta misera misera, non importa se nel pacco gara la maglia è una semplice magliettina in cotone, non importa se il pullman è arrivato dopo più di mezz’ora  …. Il prossimo anno, a dio piacendo, sarò ancora lì ad emozionarmi per la partenza tra due ali di folla, stringere i denti lungo la salita a Erve e a maledire il pra di ra”

 

Paolo Brambilla

 

 

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