L’ex presidente Pietro Porro e il suo ex vice Flavio Foti da questa mattina agli arresti domiciliari per bancarotta fraudolenta nell’ambito dell’inchiesta sul Como Calcio. La società è stata dichiarata fallita nell’estate 2016 su richiesta della Procura.

Fallimento Calcio Como arresti domiciliari per Porro e Foti

Ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari emessa dal Giudice per le indagini preliminari, su richiesta della Procura della Repubblica di Como, nei confronti di Pietro Porro, quale presidente del CdA ed amministratore dal 26.11.2012 fino alla data del fallimento (21.07.2016) del “CALCIO COMO srl” (dichiarata fallita dal Tribunale di Como a seguito di richiesta della Procura della Repubblica) e Flavio Foti, quale vice presidente del CdA ed amministratore dal 26.11.2012 fino alla data del fallimento del “CALCIO COMO srl”. Il Calcio Como, lo ricordiamo, gioca in Serie D, la stessa categoria in cui sono inserite anche squadre brianzole come Seregno e Sesto.

I due indagati sono accusati di bancarotta per distrazione e dissipazione.

Hanno aggravato l’insolvenza del Como

I due indagati sono anche accusati di avere aggravato lo stato di insolvenza del Calcio Como. Il tutto attraverso queste condotte: la protrazione dell’attività della srl dopo aver azzerato il patrimonio sociale ed omettendo di adottare i provvedimenti di ripianamento delle perdite, ricapitalizzazione della società o liquidazione della stessa, nonostante la sussistenza di uno stato di insolvenza conclamato e di una situazione debitoria complessivamente non inferiore a € 6.507.538,98. Il sistematico inadempimento delle obbligazioni erariali (IVA, INPS etc.) per un importo complessivo pari ad 1.135.000 euro. La dissimulazione della perdita totale del patrimonio con le varie operazioni contabili e di bilancio tra cui: l’ iscrizione di una plusvalenza relativa alla cessione del marchio di € 699.111, l’iscrizione di una plusvalenza relativa alla cessione dell’impianto Sportivo Orsenigo pari a € 1.012.019. I due indagati sono infine accusati di avere utilizzato per gli anni di imposta 2013, 2014, 2015 cinque fatture emesse dalla S3C SRL a fronte di operazioni inesistenti (quali pagamento di royalties e di prestazioni professionali) indicandole nelle dichiarazioni ai fini delle imposte dirette ed IVA.

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