La sua opera è stata scelta per il “Burning Man”, l’evento delle celebrità nel deserto del Nevada. Lui è Stefano Casati, 26enne di Montesiro.

Giovane architetto tra le celebrità

Pensare che i primi anni delle superiori era arrivato “zoppicante” alla pagella. Poi, trovata la sua strada, è andato dritto come un treno. La maturità al Liceo artistico Modigliani di Giussano, a luglio la laurea in Architettura a Londra e ad agosto un’istallazione con la sua firma al “Burning Man”, nel deserto del Nevada, uno degli eventi più celebri del mondo. Stefano Casati, 26enne di Montesiro, ha spiccato il volo.
Maggiore di quattro fratelli, da sei anni vive, lavora e studia nella metropoli inglese. Il progetto che quest’estate lo porterà negli States – selezionato, insieme ad altri 351, tra oltre mille provenienti da tutto il pianeta – ha preso il via all’inizio del suo ultimo anno alla University of Westmister, guidato da due tutor: Toby Burgess e Arthur Manou-Mani, quest’ultimo “veterano” del “Burning Man”, ideatore per l’edizione 2018 (in calendario dal 26 agosto al 3 settembre) del celebre tempio.

Giovane architetto scelto per l'evento delle celebrità
Il progetto

“Anahad” nel deserto del Nevada

Stefano, project manager e head artist in una squadra di venti persone tra compagni di corso, amici e professionisti conosciuti sui social network, porterà sulla “playa” del deserto del Nevada “Anahad”: tre alberi di metallo sostenuti da altrettanti podi in legno. Ciascuno composto da cinquantasei tubi a formare chiome da 4 metri e mezzo di diametro. Ispirati alle curve frattali. Un’opera che colpisce di giorno e stupisce al calar del sole, perchè, attraverso appositi interruttori, i tubi “sputeranno” fuoco. Una sorta di Dottor Jekyll e Mr Hyde, alla quale è stata dedicata anche una poesia.

Per montarla serviranno sedici giorni. Prima, però, dovrà essere spedita da Londra a Reno. E da Reno a Black Rock City, a bordo di due camion da 10 metri. Anche di questo si è occupato Stefano, così come della raccolta fondi per la realizzazione del progetto e della campagna pubblicitaria alla quale è possibile contribuire con una donazione (www.anahad2018.com). Ai compagni ha lasciato il compito, tra gli altri, di allestire il campo nel quale vivranno. Compito non semplice se si pensa che il “Burning Man” si svolge nel deserto, con tempeste di sabbia all’ordine del giorno.

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“Il nome “Ahahad” deriva dagli antichissimi libri Veda dell’India – ha spiegato il 26enne – Un suono che esiste ma non si percepisce, un’energia costante, come l’ohm nella meditazione. L’istallazione rispecchia la mia idea di architettura capace di fondersi con l’ambiente. In questo caso con il vento, il suo suono, spesso dato per scontato. Così, soffiando nei tubi vuoti, sarà come se la “playa” suoni per i burners (così viene chiamato chi partecipa all’evento, ndr). E allo stesso tempo i burners, attraverso pezzi di legno, plastica e metallo che appenderemo ai rami, suoneranno per la playa”.

Nel corso della fabbricazione negli Stati Uniti, Stefano ed i colleghi offriranno delle lezioni di lavorazione del metallo e di realizzazione di effetti pirotecnici. Ed una volta arrivati al 3 settembre, “Anahad” sarà smontata e portata a Reno. Per saperne di più e per seguire l’avventura della squadra del montesirese: www.anahad2018.com.

Al “Burning Man” una folla da tutto il mondo

Era il 1986 quando Larry Harvey e l’amico Jerry Goodell diedero fuoco a un fantoccio di legno su una spiaggia di San Francisco, in occasione del solstizio d’estate. Quattro anni più tardi trasferirono il loro rito estivo nel deserto del Nevada, a circa 150 chilometri da Reno.
Così nacque il “Burning Man” che da allora, ogni anno, attira decine di migliaia di persone nella metropoli temporanea di Black Rock City, per otto giorni non più città deserta ma luogo di ritrovo, centro di musica, arte, comunità ed espressione di sé. Tra i “burner” anche celebrità – del cinema, della moda, della musica – come Katy Parry, Cara Delavigne, Paris Hilton e tanti altri ancora.
Dentro i confini della “playa” vigono l’inclusione, la libera espressione, la responsabilità civica. Al bando i soldi (se non per i costosi biglietti, da 400 dollari in su), ogni partecipante deve portare con sè tutto ciò di cui necessita per il suo sostentamento (anche contro le terribili tempeste di sabbia). E’ fondamentale poi che non si lasci alcuna traccia, perchè il rispetto dell’ambiente è sovrano. Il momento più atteso è quello del sabato, con il falò dell’uomo di legno. Si dice che se non si partecipa al “Burning Man”, è impossibile comprenderne la magia.