A Triuggio e nelle frazioni organizzati falò per onorare la tradizione di Sant’Antonio.

A Triuggio falò per Sant’Antonio

Sabato 19 gennaio falò di Sant’Antonio all’oratorio di Triuggio.  La catasta di legna è stata accesa alle 17.15 dal parroco, don Maurilio Mazzoleni, aiutato da alcuni bambini a turno. La partecipazione all’iniziativa è stata buona, saloncino dell’oratorio completo per la tradizionale risottata. Non sono mancati frittelle e vin brulè. Inoltre dalla mattina alle 9 buseca da asporto preparata dal Gruppo Let’s Go. Tutto il ricavato è stato devoluto in beneficenza.

Festa anche a Canonica e Tregasio

A Canonica il falò di Sant’Antonio è stato acceso sabato sera in oratorio dove è stata organizzata anche una risottata. I primi a organizzare il falò sono stati i volontari dell’oratorio di Tregasio, che giovedì sera hanno acceso un grande braciere. In tanti hanno partecipato all’iniziativa che si svolge ogni anno. Presenti anche gli Alpini che hanno servito vin brulè mentre i volontari dell’oratorio tè caldo, bibite, panettone e panini imbottiti. Attorno al fuoco è stata letta la storia di Sant’Antonio mentre il parroco, don Maurilio Mazzoleni, ha letto la preghiera di Sant’Antonio Abate. Ad accendere il falò con le torce sono stati alcuni bambini che insieme alle loro famiglie hanno potuto gustare anche il rinfresco.

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La tradizione

In Italia esiste una vera e propria venerazione per Sant’Antonio Abate (da non confondere con Antonio patrono di Padova). Eppure leggendo qualche cenno della sua biografia si scopre cheil santo non ha alcun legame con il nostro Paese: Antonio fu un eremita egiziano, vissuto nel IV secolo dopo Cristo, cui si deve l’inizio del cosiddetto “monachesimo cristiano”, ovvero della scelta di passare la vita in solitudine per ricercare una comunione più intensa con Dio. Evidentemente bastò questo “primato” per diffondere il culto in tutta Europa, cui si aggiunsero, nel tempo, molti tratti popolari.