Più formazione, controlli e collaborazione. E’ la richiesta del Sindacato Pensionali di Cgil, Cisl e Uil Monza e Brianza a seguito della terribile vicenda che ha travolto la casa di riposo della Fondazione Scola di Brugora, a Besana. Cinque operatori Asa denunciati per aver maltrattato sei anziane ospiti della struttura, dalla quale sono stati sospesi.

 Punire e intervenire

“Ancona una volta episodi di violenza agli anziani ospiti di una RSA vengono segnalati dalla cronaca giornaliera, evidenziando che il problema esiste ed è diffuso, che non risparmia nessuna zona del nostro paese e che occorre affrontarlo con la necessaria determinazione”, recita il comunicato stampa diffuso questa mattina, giovedì, firmato da Pietro Albergoni, Giorgio Galbusera  e Claudio Coloretti, rispettivamente di  SPI CGIL , FNP CISL , UILP UIL.

“Dobbiamo evitare le facili generalizzazioni che tendono esclusivamente a colpevolizzare il personale che opera nelle strutture residenziali, ma occorre individuare proposte adeguate a intervenire sulle cause soggettive e organizzative per affrontare alle radici le cause concrete che generano la violenza. Le violenze contro persone inermi, con gravissime limitazioni fisiche, psichiche o mentali ingenerano dolore e disgusto”.

E’ necessario punire i colpevoli di “questi comportamenti ignobili e inaccettabili”. Ma insieme “migliorare le risposte sistemiche, i modelli organizzativi e il sistema dei controlli”.

Nessuno è esente da responsabilità

“Nessuno può dirsi esente da responsabilità, a partire dal ruolo dell’ATS Brianza e della Regione che ha costruito un sistema di controlli di natura prevalentemente burocratico – continuano i sindacati –  Non ci stancheremo di denunciare che questi comportamenti esecrabili siano favoriti dalle tante difficoltà che si riscontrano nell’organizzazione e nella conduzione di alcune RSA a partire dalla carenza di personale, dalla sua formazione, dalla turnazione che evidenzia carichi eccessivi di lavoro, da controlli insufficienti sulle RSA e sull’operato svolto verso persone estremamente fragili”.

“I finanziamenti regionali sanitari insufficienti, l’esigenza di garantire equilibri di bilancio difficili intervenendo sia sulle rette degli ospiti che sulla struttura dei costi in cui il costo del personale è la voce preponderante, la necessità di operare in un contesto territoriale in cui la competizione sulle rette mantiene una significativa rilevanza, porta spesso alle scorciatoie del risparmio gestionale intervenendo sulla limitazione e riduzione del personale, soprattutto qualificato”.

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Più controlli e formazione

“Il personale che opera nelle RSA ha bisogno, oltre ad essere in numero adeguato per fornire un servizio di assistenza dignitoso, di essere periodicamente aggiornato e la sua qualificazione è anche il presupposto di un comportamento professionale consono nella gestione di persone fragili come lo sono gli anziani che entrano in una residenza. I controlli che devono essere svolti dalle istituzioni preposte sono nettamente insufficienti e inefficaci in quanto non mirate all’individuazione delle problematiche in essere: urge un piano di interventi più appropriato che valuti la situazione e programmi una serie di azioni che portino a controlli più assidui e più approfonditi in grado di prevenire ed eliminare le violenze inaccettabili che frequentemente vengono fatte nelle RSA”.

Sì alle telecamere

Le sigle sindacali approvano l’installazione generalizzata delle telecamere: “Può essere un importante strumento e, non l’unico, di dissuasione e di controllo”.

“Nel condannare senza giustificazioni il comportamento di tutte le persone che fanno violenza sulle persone fragili e sugli anziani si auspica un intervento e una inversione di rotta di chi è preposto a dirigere il settore a livello istituzionale e che finalmente si metta mano ai problemi concreti che sono alla base dei tanti episodi di violenza, conosciuti o negletti, di tutte le difficoltà che si riscontrano nelle R.S.A – conclude il comunicato – Per tali ragioni, pur consapevoli che la RSA nella quale sono accaduti questi fatti di violenza e maltrattamenti non fa parte della Associazione delle Case di Riposo della nostra Provincia, abbiamo chiesto al Presidente dell’ARSA un incontro per continuare una riflessione comune su tali tematiche”.