Con il suo fragile dito è riuscito a dipingere e colorare i suoi sogni e le speranze. Con la sua forza di volontà ha contribuito a smuovere le coscienze sul delicato tema della disabilità. In queste poche parole si può riassumere una vita piena e intensa vissuta dal 56enne Roberto Stucchi, volto conosciuto in città per essere stato un eccellente artista autodidatta e aver guidato per parecchi anni lo storico “Colorificio Stucchi” di via Cavour insieme a papà Giulio, mamma Savina e alla sorella Ornella.

Una tetraparesi spastica che non ha mai fermato le sue ambizioni

Roberto è volato in cielo martedì della scorsa settimana dopo una vista vissuta con la sua inseparabile sedia a rotelle. Infatti fin dalla nascita soffriva di una Tetra paresi spastica che però non ha mai fermato le sue ambizioni e la sua voglia di vivere e di condurre una vita normale, nonostante la sua grave disabilità.

La grande passione per la pittura

La sua passione per la pittura nacque sin da quando era bambino e si divertiva a giocare con i colori; le visite a molte mostre pittoriche (soprattutto Van Gogh e Picasso) lo hanno aiutato ad affinare le sue qualità. Per tanti anni Roberto ha esposto i suoi quadri prima in strada e poi in un piccolo studio che si trova in via Umberto I, ad Arcore. Nel corso della sua vita è stato anche socio del Circolo Amici dell’Arte di Villasanta e nel 1994 aveva ricevuto una menzione speciale al 7° Concorso di Pittura «Gaudenzio Sacchi». Nel 1998 ha esposto i suoi quadri insieme alle opere della pittrice Margò nella Biblioteca Civica di Bernareggio e ha fatto parte anche del «Ga99» di Velate ed ha partecipato al Simposio di Pittura organizzato dallo stesso GA99 nell’estate del 2005 dove ha ricevuto il premio del pubblico.

La testimonianza di papà Giulio

“Roberto non faceva uso del pennello per dipingere, ma il suo pennello era il dito – ha sottolineato papà Giulio – L’aspetto più importante dei suoi quadri era il colore, con il quale esprimeva la sua visione della natura. Amava dipingere su tela cieli e campi che lui rappresentava con una miriade di “pennellate” di colori forti e contrastanti”.

Ma oltre all’artista, in tanti hanno avuto la fortuna di conoscere Roberto sotto le vesti di piccolo imprenditore. Alzi la mano chi non è mai entrato nel suo negozio di via Cavour. Ad attendere i clienti, tra i barattoli colorati di mille colori, c’era sempre lui, dietro la cassa, pronto a fare gli scontrini e a ricevere i pagamenti in contante e a dare il resto. Una attività coadiuvata da papà Giulio, che gli è sempre stato accanto in questa attività.

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“Per lui non esisteva la parola portatemi, ma vado…”

“Per Roberto non esisteva la parola andiamo in quel posto o facciamo questo o quello o portatemi – ha sottolineato papà Giulio – Per lui esisteva solo la parola faccio, vado. Parlava sempre al singolare perchè non voleva mai farci pesare la sua disabilità. Era un vulcano di idee, voleva sempre darsi nuovi obiettivi. Noi l’abbiamo semplicemente accompagnato perchè lui era sempre davanti a noi”.

Disabilità in opportunità

Ma il più grande merito di Roberto, e dei suoi famigliari, è stato senza dubbio quello di riuscire a trasformare la disabilità in una opportunità per creare maggiore sensibilità su questo tema. E tante sono state le sue battaglie per vedere riconosciuti i diritti di coloro che sono portatori di disabilità.

“Purtroppo quando Roberto varcò i cancelli della scuola elementare, molte maestre, non per colpa loro, non erano affatto preparate per portare avanti un ciclo scolastico con all’interno una disabilità come quella di Roberto. Ma proprio la sua presenza ha svegliato le coscienze, ha creato uno squarcio di luce nel buio che avvolgeva la società di allora quando si parlava di disabilità. Io ho conosciuto la disabilità quando è arrivato Roberto, ma l’abbiamo sempre affrontata con dignità e umiltà. Il grande insegnamento che ci lascia è che prima della disabiltà c’è la persona. Solo così si riesce a dare dignità alla disabilità. Tante volte si guarda al problema ma non chi è il portatore del problema. E un grande aiuto sotto questo aspetto me l’ha dato il grande Sergio Colombo, il mio maestro, che tanto si è tanto impegnato per il prossimo e tanto ha creato, ad Arcore, su queste tematiche”.

Le esequie celebrate nella chiesa del Santo Rosario

Le esequie sono state celebrate giovedì mattina della scorsa settimana nella parrocchia del Rosario alla presenza di don Enrico Caldirola e don Giandomenico Colombo.

“Ci piace ricordare Roberto come persona dinamica, intelligente. Amava guardare al dopo. Non faceva in tempo a finire un lavoro che era già proiettato a quello che doveva iniziare – ha sottolineato don Enrico durante l’omelia – La vita di Roberto non è stata semplice, ma si è riempita di gesti d’amore dati e ricevuti e siamo convinti che starà già dipingendo, con il suo dito, su una nuova tela, nella città celeste”.

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