Un’indagine sulle abitudini alimentari degli utenti della Caritas.
«Cibo, stili di vita e povertà» è il titolo della ricerca condotta sulla base di interviste strutturate rivolte agli utenti delle Caritas di Biassono, Sovico e Arcore.

Un’indagine promossa dalla Caritas di Biassono cofinanziata insieme ad altre azioni di contrasto alla povertà dalla Fondazione Comunità di Monza e Brianza.

I dati della ricerca sono stati illustrati da Domenico Dosa in occasione di una conferenza stampa che si è svolta venerdì mattina della scorsa settimana a Biassono.

Ospiti illusti

Tra gli ospiti presenti, la nutrizionista Emanuela Armaiuoli, la stagista e studentessa di Sociologia in Bicocca, Silvia Palmeri, Luigi Losa, vicepresidente della Fondazione Comunità di Monza e Brianza, Giovanna Brigatti, responsabile del Centro di ascolto Caritas di Arcore.

Presenti anche Gabriella Romagnoli, responsabile della scuola di italiano per stranieri, Gianpiero Moro, responsabile della Caritas di Biassono, il volontario Alessandro Pilia, Marilena Monguzzi del Centro culturale «Don Ettore Passamonti» e il parroco don Ivano Spazzini.

«Un ringraziamento doveroso a tutti coloro che lavorano nell’ambito della carità, un mondo molto complesso per tante ragioni – ha esordito il parroco di Biassono- Non solo per le povertà ma anche per l’accompagnamento a chi viene a cercare aiuto. Avere persone competenti e disponibili che si affiancano a chi chiede aiuto è una grande opportunità: significa appassionarsi alla vita dell’altro. La chiesa fa la sua parte ma evidentemente non è sufficiente. C’è anche un aspetto educativo: la vita diventa bella, grande e utile quando si esprime attraverso questa attenzione all’altro». «E’ già il secondo progetto che finanziamo – ha spiegato Losa – Questo è particolare perché ha coinvolto gli utenti. Il nostro metodo è aiutare e sostenere i progetti con corresponsabilità. Teniamo molto al lavoro di rete».

«Abbiamo deciso di intervenire sul fronte nutrizionale perché gli utenti Caritas non hanno gli strumenti per far fronte a una sana alimentazione» ha spiegato Dosa.

Progetto avviato nel settembre del 2016

Il progetto «Ripartire insieme si può” è stato avviato a settembre del 2016 e si concluderà a dicembre di quest’anno. Cofinanziato dalla Fondazione per il 60%, l’altro 40% è costituito da risorse proprie della parrocchia.

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I partner sono: il Centro culturale «Don Ettore Passamonti», il Centro Studi Alspes, la cooperativa sociale «Il Seme», l’associazione «Amici delle Missioni».

Le azioni principali riguardano interventi di sostegno di carattere economico e materiale; la lotta agli sprechi con il servizio “Punto Pane”; il sostegno psicologico; il rafforzamento della scuola di italiano; la formazione rivolta ai volontari Caritas.

Un’indagine sulle abitudini alimentari

Per quanto riguarda l’indagine dedicata alle abitudini alimentari dei poveri che frequentano il Centro di ascolto Caritas, condotta da Dosa, sociologo del Centro studi Alspes e dalla nutrizionista Armaiuoli, si è svolta attraverso la somministrazione di un questionario strutturato a un campione di 64 utenti Caritas (i risultati nel box a lato).

Secondo una stima dell’Istat le famiglie povere sarebbero 203 (il 3,9%): quelle che si rivolgono al Centro di ascolto sono appena 116. Gli stranieri che chiedono aiuto sono molto più giovani e istruiti rispetto agli italiani.

«Abbiamo attualmente 28 volontari – spiega il presidente Gianpiero Moro – Da un raffronto con i dati dello scorso anno emerge un piccolo segnale di speranza: alla fine del 2016 le uscite sono state pari a 33.600 euro, quest’anno pensiamo di concludere con un’uscita di 28mila euro. Le povertà non sono solo economiche: i problemi principali rimangono la casa e il lavoro.

Mediamente svolgiamo 28 colloqui mensili con italiani (39%) e stranieri (61%)» conclude il presidente.