Che cos’è l’ADHD?

Probabilmente in molti si saranno posti questa domanda. Bene, si tratta del disturbo da deficit di attenzione e iperattività ed è un disturbo del neurosviluppo che colpisce la cognitività e la psicomotricità. Tale sindrome non è per niente rara, a giudicare dai dati forniti dall’OMS. L’Organizzazione Mondiale della Sanità stima per l’Europa una prevalenza, ossia fa una fotografia di quanti malati ci sono oggi, che varia a seconda degli studi dal 2,5 al 6% della popolazione. Per dovere di cronaca va detto che poi non tutti i bambini manterranno una sintomatologia clinica.

Come si manifesta l’ADHD?

E allora come si manifesta? I sintomi più frequenti sono difficoltà di concentrazione e di attenzione, ma anche un’eccessiva attività e una certa difficoltà nel controllare il proprio comportamento, che si traduce in impulsività. Non si tratta di una normale fase di crescita che ogni bambino deve superare. E nemmeno del frutto di una scorretta educazione o di una «trovata» o «marachella» di un bambino particolarmente malizioso. Piuttosto parliamo di un disturbo neuroevolutivo causato dalla maturazione disarmonica di alcune aree cerebrali.

L’ADHD negli adulti

Finora abbiamo parlato di bambini e in Italia il livello di attenzione verso la diagnostica di questo disturbo in età infantile è piuttosto alta. Ma l’ADHD può persistere anche in età adulta: nasce da bambini, quindi si evolve e si modifica con il passare degli anni. Il rischio qual è? Se non viene riconosciuto in età infantile può accadere che le manifestazioni nell’adulto siano piuttosto particolari. E perciò non riconosciute e di conseguenza trattate con percorsi di cura non caratteristici per quel tipo di disturbo. I sintomi nell’adulto sono molteplici: disattenzione cronica, impulsività comportamentale e verbale, disorganizzazione, scarse capacità sociali, noia, insoddisfazione perenne e labilità emotiva. Spesso l’ADHD si nasconde nell’adulto sotto ad una dipendenza da sostanze, da alcool o comportamentale; non raramente sindromi psichiatriche più comuni , quali i disturbi ansiosi, panici o dell’umore possono affiancarsi allo ADHD, soprattutto quando l’esordio di questi è molto precoce o la risposta al trattamento insoddisfacente.

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L’importanza di affidarsi a professionisti

Il riconoscimento dell’ADHD è quindi fondamentale. Così come è decisivo rivolgersi a chi se ne occupa quotidianamente, per non rischiare di confonderlo con altre problematiche. In genere si tratta di chi ha una formazione e un’attenzione professionale legate ai disturbi dell’umore. A Brescia troviamo il dottor Carlo Ignazio Cattaneo, psichiatra e dottore di ricerca in Neuropsicofarmacologia clinica (PhD). Collabora con il Mood Center Brescia della BrainStimulation Italia. Insieme con altri esperti del settore stanno ragionando sull’affiancamento della terapia di stimolazione magnetica  transcranica profonda al trattamento farmacologico.

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