Il consumo di suolo non si è fermato neanche nel 2017.

Monza e la Brianza si confermano maglia nera

Il consumo di suolo non si è fermato neanche nel 2017. Secondo il rapporto dell’Ispra, l’Istituto superiore per la ricerca e protezione ambientale, nel 2017 in Lombardia si è arrivati a 310.156 ettari consumati. L’incremento è stato di 603 ettari rispetto all’anno precedente.  L’Ispra rimarca che c’è la necessità di invertire una tendenza che è sicuramente preoccupante. In Provincia di Monza e Brianza più che altrove.
La nostra provincia si conferma infatti fra tutte quelle italiane quella con la percentuale di suolo artificiale più alta, con circa il 41% di suolo consumato in rapporto alla superficie provinciale. Un ulteriore incremento significativo di 35 ettari nel 2017 rispetto al 2016. Fra i Comuni è Lissone il più urbanizzato della Lombardia (fra i primi a livello nazionale) con il 71,3% di suolo consumato.

Sopra il 20% troviamo le province di Napoli (34%), Milano (32%), Trieste (23%) e Varese (22%). Poco al di sotto, Padova (19%) e Treviso (17%). Tra queste, la crescita percentuale maggiore è stata a Treviso (+0,49%) e Padova (+0,31%). Le uniche province rimaste sotto la soglia del 3% sono Verbano-Cusio-Ossola (2,85%), Matera (2,87%), Nuoro (2,89%) e Aosta (2,91%). Tra queste ultime solo Aosta è cresciuta in percentuale più della media nazionale (+0,29%).

Le situazioni di Nova Milanese e Lazzate

Fra gli esempi di consumo di suolo avvenuto nel periodo 2016-2017, precedentemente agricolo e in aree già parzialmente degradate e periurbane, l’Ispra prende ad esempio Nova Milanese, legato alla realizzazione di nuovi insediamenti industriali e commerciali e ampliamento di aree estrattive già esistenti.
Altro esempio il nuovo centro per la logistica, comprensivo di strade di accesso e servizi, con otto ettari consumati,  realizzato nell’ultimo anno a Lazzate. «L’area, precedentemente agricola – sottolinea l’Ispra nella sua relazione – è a ridosso di un tratto dell’autostrada Pedemontana (anch’essa realizzata recentemente, circa un anno fa)».

Leggi anche:  Una panettonata per salvare la scuola d'affresco

Il giudizio di Legambiente

Sulla questione è intervenuta Legambiente Lombardia. In un comunicato sottolinea il fatto che “a livello nazionale siamo ancora in presenza dell’onda lunga della crisi immobiliare.  I ritmi di consumo di suolo sono 4 volte più bassi rispetto a quelli misurati in periodo pre-crisi. Nel Nord del Paese i segnali invece sono meno confortanti, e fanno intravedere il rischio molto concreto che, di fronte a una ripresa della domanda abitativa, possa tornare ad esplodere la bolla del cemento facile dell’espansione di nuove periferie. In Lombardia in particolare nell’ultimo anno si sono persi oltre 600 ettari di campi agricoli: in pratica è come se fosse sorta dal nulla una cittadina delle dimensioni di Saronno”.

“In mancanza di strumenti e norme di chiaro indirizzo degli investimenti del settore delle costruzioni – dichiara Damiano Di Simine, coordinatore scientifico di Legambiente Lombardia –  rischiamo di assistere ad una ripresa della bolla di espansione delle periferie, proprio a partire dalle regioni che più beneficiano della ripresa economica”.

“E’ questo – conclude Di Simile – il momento per affrontare percorsi di riforma delle norme che in Lombardia  devono accompagnare il rilancio dell’edilizia del riuso degli spazi delle città, nel nome della qualità urbana e dell’efficienza energetica”.

La polemica politica

Gigi Ponti

Sul consumo di suolo nella nostra Regione è intervenuto anche il consigliere regionale brianzolo Gigi Ponti, che col collega Matteo Piloni  ha dichiarato: “I dati di consumo di suolo dimostrano quel che abbiamo sempre sostenuto: la legge regionale che doveva porre un freno alla cementificazione l’ha in realtà permessa, se non assecondata. È evidente che va cambiata e anche in fretta, soprattutto per tutelare le aree protette, soggette a continua erosione”.