Deep rTMS ed hikikomori (Internet addiction disorder), che fare? Le notizie in merito sono inquietanti. L’ultima è del 19 gennaio e narra di una famiglia del Salento composta da padre madre e due figli che a causa della dipendenza da internet ha vissuto reclusa in casa per due anni.

rTMS e hikikomori, il caso salentino

Chiusi in casa per oltre due anni davanti al Pc, schiavi di internet al punto di rinunciare a uscire. Padre, madre e due figli residenti in un comune del Salento sono stati soccorsi dai servizi sociali che hanno riscontrato gravi condizioni di degrado nel nucleo famigliare. Il figlio di 15 anni, per esempio, in tutto questo tempo ha persino perduto la capacità di camminare. A «salvare» la famiglia la bimba di 9 anni, unica a uscire di casa per andare a scuola, che rientrando portava agli altri merendine, biscotti e caramelle per il sostentamento quotidiano. Ma questa è solo l’ultima delle notizie relative a un caso di dipendenza dal web.

Dipendenza da internet, i sintomi

I sintomi dell’hikikomori, ovvero della dipendenza da web, sono facilmente riscontrabili. Calo del rendimento scolastico, cambio dello stile di vita, isolamento e ritiro sociale. Quando si riscontrano queste condizioni, è segno che la patologia è in corso.

Hikikomori, le statistiche

Non esistono ancora statistiche ufficiali in Italia inerenti a questo disturbo psichiatrico, ma solo dati raccolti dall’associazione Hikikomori Italia. Si parla di almeno 100.000 casi registrati fino a oggi. Nonostante l’ultima notizia eclatante riguardi la suddetta famiglia pugliese, sembra però che il maggior numero di situazioni si registri a Nord. L’età media dei pazienti è di circa 20 anni e a essere colpiti più degli altri sarebbero i maschi. Lombardia (15,3%), Piemonte (14,2%) e Veneto (10%) le tre regioni del Settentrione dove il disturbo è più diffuso. E’ però il Lazio a comandare la speciale classifica di questa patologia, con il 18,4% dei casi accertati.

Isolamento devastante

E’ incredibile come l’hikikomori provochi un isolamento prolungato delle proprie vittime. I dati infatti segnalano che in media chi soffre di questa malattia psichiatrica si isola dal mondo esterno per un tempo medio di tre anni. Solo il 14,2% riesce a tornare in società entro un anno. Ben il 10,1% di coloro che sono vittima dell’hikikomori, invece, si isola per oltre 10 anni.

Figli di coppie divorziate

Un’ultima considerazione degna di nota. I dati in possesso dell’associazione italiana Hikikomori confermano che vittime preferenziali del disturbo sono i figli di coppie divorziate (27,4%). Oltre un terzo dei ragazzi ammalati, inoltre, vivono con uno solo dei genitori (39,9%).

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Hikikomori e deep rTMS

Una delle nuove frontiere per curare le dipendenze è rappresentata dalla deep rTMS, ovvero la Stimolazione Magnetica Transcranica ripetitiva profonda, disponibile a Brescia presso il Mood Center di via Ugoni 4 (tel. 030.280248) . Si tratta di una metodica alternativa alle cure farmacologiche tradizionali, del tutto priva di effetti collaterali.

Cos’è la deep rTM

E’ un dispositivo che provvede alla stimolazione di determinate aree del cervello attraverso impulsi magnetici. Seguita personalmente dal dottor Giuseppe Fazzari, psichiatra, per 25 anni direttore direttore dell’Unità Operativa 23 di Psichiatria degli Ospedali Civili di Brescia, la terapia consiste nella stimolazione di determinate aree del cervello con l’utilizzo di un apposito dispositivo messo a punto da ricercatori israeliani. La durata delle sedute è di circa 20 minuti e la loro cadenza è quotidiana. La durata varia a seconda della dipendenza, o altro disturbo della sfera psichiatrica, da curare.

Statistica, i casi risolti

Da quando è operativo a Brescia grazie al macchinario sono stati trattati oltre 150 pazienti. Più in generale trova sollievo dall’innovativo trattamento oltre l’80% dei pazienti trattati. Più di otto su dieci, dunque, guarisce dai propri disturbi grazie alle sedute con la deep rTMS, che risultano efficaci e molto ben tollerate.

Le terapie farmacologiche psichiatriche, gli “psicofarmaci”, con lo stigma fortemente negativo che hanno specie nei giovani, che peraltro non si preoccupano di utilizzare sostanze ed alcool, ma non ne vogliono sapere di accettare “psicofarmaci”, anche se potenzialmente utili, perché “agiscono sul cervello”…

Non va comunque trascurato il fatto le cure farmacologiche tradizionali possono risultare inefficaci o comportare effetti collaterali, tra i quali frequenti sono l’aumento del peso ed un calo del desiderio sessuale, collateralità certamente non gradita ai giovani pazienti.

Questo dispositivo, dunque, rappresenta un modo nuovo e positivo di affrontare problemi per i quali le cure farmacologiche tradizionali non vengono accettate e anche, quando lo sono, possono risultare inefficaci e/o mal tollerate.

Anche la psicoterapia, indicata in queste forme, non trova concreta applicazione perché i giovani pazienti non accettano una presa in carico, mentre accettano più facilmente la neurostimolazione, che funziona anche da oggetto transizionale.