Sono trascorsi diciotto anni esatti da quel maledetto 7 luglio del 2001 : un compleanno che, certo, nessuno avrebbe voluto festeggiare.

Era una calda ed umida mattinata, quella di sabato 7 luglio 2001, quando un’alternanza di sole e di nuvole salutava il risveglio degli abitanti del quartiere di via Grandi a Bernate, in periferia nord di Arcore, che iniziavano come ogni giorno le loro consuete attività.

Poco prima dell’ora di pranzo un rapido ma violento temporale, accompagnato da grossi chicchi di grandine, s’era abbattuto sulla città non provocando, però, particolari danni.

Dopo mezzogiorno si scatenò l’inferno

Ma è dopo mezzogiorno che s’è scatenato il finimondo, dieci minuti di autentico terrore che coinvolsero anche Usmate e Concorezzo.

Il cielo, d’improvviso, si è diviso in due metà: quella superiore, molto scura e quella inferiore, di un accecante e beffardo bianco candido. Uno strano rumore ha accompagnato la comparsa, in direzione sud-est, di una minacciosa tromba d’aria in rapido spostamento verso nord-ovest.

I residenti del nuovo stabile di via D’Antona, da appena un mese nelle loro nuove abitazioni, non hanno neppure avuto il tempo di chiudere tutto e mettersi al riparo perché, appena udito quel frastuono assordante di ferraglia, il tornado era già sopra le loro teste.

Una furia indomabile

Una furia indomabile che ha spazzato via, in un paio di minuti, tetti, porte e finestre facendo a pezzi i mobili, le strutture e la convinzione, sbagliata, degli abitanti, di essere al sicuro nelle proprie case.

In alcune abitazioni ciò che rimaneva di oggetti e beni personali ha iniziato a ruotare vorticosamente al centro delle stanze per lunghi, interminabili, attimi prima di essere scagliato in ogni anfratto con i condòmini, rimasti intrappolati in casa, che non hanno potuto far altro che ripararsi in qualche modo aspettando che il tornado passasse. Il tutto condito con la speranza, tutt’altro che scontata, di portare a casa la pelle al termine di quell’inferno.

L’inferno alle 12.25

Pochi minuti di terrore, iniziati alle 12.25 (a testimoniarlo, un orologio con le lancette ferme a quell’ora), durati apparentemente una vita, al termine dei quali lo scenario che si è presentato agli occhi dei soccorritori della Protezione civile, del «118» e dei Vigili del fuoco, giunti sul posto pochi minuti dopo, è parso a dir poco surreale.

Un intero quartiere che pareva sopravvissuto ai bombardamenti aerei della Seconda guerra mondiale, con le facciate esterne degli stabili mitragliate da numerosi detriti che il «mostro» ha incontrato nella sua devastante corsa e che hanno reso molto complicato, per alcuni, l’abbandono delle case, anche a causa dal crollo di parte delle strutture e degli infissi che sbarravano loro la strada.

Anche un sole beffardo tra le nuvole

Ironia della sorte, un beffardo sole ha squarciato le nuvole, verso le 14, riportando un po’ di pace in un quartiere profondamente ferito e con gli abitanti sotto shock.

Fortunatamente, almeno per questa zona, non ci sono stati feriti gravi, nonostante quello che avrebbe potuto accadere, ma per gli abitanti delle palazzine di via D’Antona i problemi stavano appena iniziando.

La ristrutturazione dello stabile (dichiarato inagibile), costata più di un miliardo delle vecchie Lire, è durata, infatti, più di cinque mesi durante i quali gli sfortunati occupanti sono stati costretti a trovare sistemazioni temporanee presso parenti, amici o in alloggi di fortuna messi a disposizione dal Comune.

Dalla Regione solo un rimborso parziale

Ma, oltre al problema logistico, hanno dovuto fare i conti anche con quello economico visto che la Regione ha messo a disposizione fondi solo a parziale copertura (60 percento) del valore dei beni interni alle abitazioni colpite, costringendo alcuni abitanti a sborsare, di tasca propria, cifre che si aggiravano anche attorno ai 20 milioni di Lire.

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Uno sforzo notevole per chi, con mille sacrifici, era riuscito finalmente a costruirsi un luogo in cui vivere. Luogo che, a distanza di sedici anni , fa ancora tanta paura facendo rivivere, ad ogni temporale, quegli attimi terribili impressi indelebilmente nelle menti di chi li ha vissuti.

Colpito tutto il vimercatese

La tromba d’aria ha avuto il suo epicentro ad Arcore, ma anche altri Comuni del vimercatese come  Agrate Brianza, Concorezzo, Usmate Velate e Oreno vennero duramente messi alla prova. Vennero sollevate auto auto, scoperchiati capannoni, distrutte tegole e finestre, sradicati alberi e spezzato pali dell’alta tensione.

Alle 12,45 era già finito tutto, ma la tromba d’aria aveva lasciato alle sue spalle un bilancio spaventoso: 92 feriti, di cui 2 gravi, 150 sfollati, e danni per centinaia di miliardi.

“Rinati dalle macerie grazie ai miei dipendenti”

E c’è anche chi ogni anno, in concomitanza con l’anniversario della tromba d’aria, organizza un pranzo, nella sua azienda, per ricordare quei tragici momenti e, soprattutto, per festeggiare la rinasciata imprenditoriale dalle macerie. Stiamo parlando di Luigi Maggioni, patron della ditta Unimec di Usmate. Venerdì, due giorni prima dell’anniversario, Maggioni ha organizzato il pranzo in memoria di quella tragedia.

“Ul sciur padron a tavola con i dipendenti”

Di imprenditori vecchio stampo come Luigi Maggioni ce ne sono davvero ben pochi, non solo nella ricca Brianza, ma in tutto lo Stivale. A rendere, però, unico il patron della “Unimec Spa” non è solo la tenacia e la lungimiranza imprenditoriale con la quale ha guidato la sua azienda nel corso degli anni, portandola ad essere leader nel settore, ma anche la capacità di farla risorgere due volte: dalle macerie della tromba d’aria del 2001 e dalla crisi economica degli anni scorsi.
Oltre a ciò, il merito più grande del 78enne, accompagnato dalla moglie Maria Rosa e dai figli Alessandro e Stefania che proseguono nel solco tracciato dal padre alla guida dell’azienda, è stato quello di aver creato, tra le mura dei suoi capannoni, una seconda famiglia, formata da oltre una sessantina di dipendenti.

“Ricordiamo con un sorriso un momento buio e difficile”

“A rendere unico questo momento, che ogni anno, dal 2002, organizzo con la mia famiglia e i miei dipendenti, è proprio questo mix di emozioni contrastanti – ha spiegato Maggioni – Solitamente i momenti più difficili e bui della nostra vita non si ricordano con sorrisi, abbracci e un boccone consumato insieme. Ma per me questo è uno dei momenti più importanti, durante il quale dire grazie a voi (rivolto ai dipendenti, ndr). Senza il vostro aiuto non saremmo qui”.

E venerdì, a mezzogiorno la grande sala della mensa aziendale, per una volta, ha smesso i tradizionali panni per accogliere il più bello dei banchetti, dove l’imprenditore, anzi «ul sciur padron» si è gustato una fetta di salame e un piatto di pasta accanto ai suoi dipendenti.
“Come ormai tradizione noi siamo qui oggi a festeggiare l’anniversario di una disgrazia e dentro di me c’è dolore per quello che è successo ma, al tempo stesso, gioia di vedere tutti voi che mi accompagnate da 17 anni. E vedere questa unione tra di noi mi rende pieno di gioia e soddisfazione”, ha continuato Maggioni con gli occhi lucidi dall’emozione.