In occasione della Pasqua e del giovedì santo don Luca Raimondi ha voluto mandare un saluto ai suoi amici e alla sua amata comunità bernareggese.

La lettera in occasione della Pasqua

Un giorno speciale per la cristianità e per don Luca, l’ex parroco di Bernareggio, ora a Rho, che ha voluto condividere con tutti i fedeli e gli amici che ha lasciato a Bernareggio e a cui spesso pensa. Una lunga lettera che abbiamo voluto condividere sul nostro giornale con tutti i nostri lettori:

Cara amica/o,
da un po’ di anni scrivo gli auguri di Pasqua nella vigilia o nel giorno del Giovedì
Santo: il giorno nel quale Gesù “ha inventato” i preti!
L’anno scorso non li ho scritti. Semplicemente perché proprio l’anno scorso venivo chiamato, il
Giovedì Santo, a diventare vicario episcopale del mio arcivescovo Mario. Ovviamente non ho
voluto scrivere nulla poiché la tempesta di emozioni e di responsabilità mi ha riempito la testa e il
cuore ma ora, a distanza di un anno, posso raccogliere qualcosa e farla diventare una
comunicazione di Pasqua.
Sto vivendo questo mio nuovo servizio per il bene della Chiesa con un atteggiamento che potrei
definire “di ascolto”. Mi accorgo che sto imparando molto dalle vicende della mia Chiesa che ora
vivo con uno sguardo più intenso e allargato. Ogni volta che partecipo al consiglio episcopale
milanese sento un senso d’inadeguatezza sproporzionato alla mia formazione e alle mie
conoscenze. Si parla dei problemi della Chiesa e delle sue attuali sfide e mi accorgo che
l’atteggiamento migliore è quello di non smettere di ascoltare voci diverse, di leggere,
approfondire e valutare con cautela. I tempi che viviamo richiedono l’apporto di consigli ponderati
e profondi. Invoco ogni giorno la Madonna come “Sede della Sapienza” e “Madre della Chiesa”.
Sono aiutato e stimolato dall’esempio di un Arcivescovo umile e profondo, capace di ascoltare
davvero in maniera collegiale e di stupirci sempre con il suo stile puramente evangelico. Partecipo
anche alla scelta delle destinazioni dei preti e capisco che in gioco ci sono le storie di persone, che
sono i preti e anche di comunità concrete. Non sempre si insegue l’ideale ma il possibile, cercando
di valutare il meglio per tutti, nella complessità delle situazioni.
Mi trovo spesso in auto! I chilometri non si contano più in giro per la mia zona pastorale ma anche
questo fa parte del gioco. Vivo di tanti incontri personali con i preti e scopro di voler bene (con una
pazienza che non mi riconoscevo!) alle loro fragilità come alle loro numerose ricchezze. Incontro le
comunità cristiane in una zona pastorale molto diversificata al suo interno per il contesto sociale e
culturale. E’ bello celebrare ogni domenica su altari diversi e sentirsi coinvolti da quell’unica
Parola che stai annunciando. Incontro i ragazzi e i genitori ai quali amministrerò la Cresima e mi
sento rilanciato nell’entusiasmo di coinvolgere in un cammino di fede. Conosco sempre più da
vicino i due carceri dove nelle festività importanti vado a celebrare: anche Gesù non ha avuto
paura di scendere agli inferi. Anche lì si può dare testimonianza di una Chiesa vicina. Incontro
molte esperienze di volontariato e carità nei più svariati ambiti di vicinanza all’uomo. Mi accorgo
che allargo l’orizzonte della mente sull’educazione ad un pensiero socio-politico, alla pastorale
sociale e del lavoro, nello slancio missionario, a cammini pastorali nuovi, alle comunità cristiane
non cattoliche numerose nel mio territorio, … tanta roba eh?
Spesso, rispetto a prima, vivo momenti di solitudine poiché non ho più direttamente una comunità
parrocchiale o pastorale che considero “mia”. I momenti di solitudine nel mio ufficio più abitato
(la mia Fiat Panda nuova!), i momenti nei quali preparo interventi o prediche, mi costringono ad
una solitudine che non è triste perché abitata da una comunione con il Signore che diventa
seriamente più intensa. Non è scontato avere la fede. Il rapporto con il Signore va sempre
coltivato, approfondito e, come tutte le migliori storie d’amore, mai dato per scontato! Mi fa bene
trovare momenti prolungati di comunione amorosa con Lui nella preghiera.
E’ una grazia abitare in una comunità di preti. Ogni domenica sera sento il desiderio di rientrare
“a casa”. Sì ho solo una stanza e il resto sono ambienti comuni ma questa ritrovata essenzialità e liberta dalle cose materiali mi fa sentire più leggero e non c’è gioia più grande della fraternità
soprattutto di quella sacerdotale. Che dirti amica/o di questa Pasqua?
Semplicemente e senza pretese ti lascio qui sotto il breve augurio che ho scritto ai miei confratelli,
preti e diaconi, della mia zona pastorale:
“Per qualcuno in questo periodo la Chiesa è “in ginocchio” perché non abbiamo più i numeri di
una volta, non controlliamo più la società come una volta, non abbiamo più le certezze di una volta
… Mi viene da dirti che, lontano da questa lettura mondana, preferisco pensare che “una volta” il
Maestro si è messo in ginocchio per lavare i piedi ai suoi discepoli. E da quella volta è nato il
nostro sacerdozio ministeriale.
Il Santo Padre in ginocchio, a supplicare per la pace, ci indica qual’ è il “potere”, di una volta e di
sempre, della Chiesa e di coloro che la servono: il potere dell’amore che si fa servizio fino al dono
supremo! Non esiste altra strada: “… perché anche voi facciate come io ho fatto a voi” (Gv.13,15).
A te che ti metti in ginocchio sulle ferite di ogni uomo e donna che incontri, a te che ti curvi sulle
fragilità di questo tempo, a te che ti fa annunciatore di una Buona Notizia che rivela la pienezza
dell’amore di Dio in Gesù, … a te l’augurio che la Pasqua del Signore ti motivi sempre e da capo,
che la forza del Risorto ti sostenga e faccia “crescere lungo il cammino il tuo vigore”.
A te che vivi in ginocchio davanti al Signore e al fratello, la benedizione del tuo vicario per questa
Pasqua!”.
Anche a te amica/o di sempre: sentiti i piedi lavati, profumati e baciati da chi vuole essere segno di
questa Chiesa che cerca, con mille incertezze, di essere simile al suo Maestro.
E anche a te la mia benedizione!

In Gesù che è l’Amen di Dio per me, sempre tuo: Don Luca Raimondi