In un anno 226 richieste di aiuto al Centro antiviolenza sulle donne di Vimercate. La fascia d’età più colpita è quella tra i 18 e i 50 anni. L’autore della violenza è quasi sempre il marito o il convivente.

I numeri del Centro antiviolenza sulle donne di Vimercate

Numeri importanti che raccontano del «successo» del servizio offerto, ma al tempo stesso dicono quanto il fenomeno sia più che mai presente e allarmante. Stiamo parlando dei dati che riguardano i primi 15 mesi di attività del Centro antiviolenza sulle donne di Vimercate (che serve tutto l’ambito del Vimercatese e non solo) voluto dall’Amministrazione comunale e aperto nel 2018 negli spazi di largo Pontida.  A gestirlo l’associazione «Telefono donna».

Numeri che sono stati resi noti dalla presidente Stefania Bartoccetti in occasione di un incontro sul tema, voluto dall’Amministrazione comunale nell’ambito delle iniziative per la «Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne», tenutosi alla libreria «Il Gabbiano».

“In un anno e tre mesi di attività il Centro di Vimercate è stato raggiunto da 226 richieste di aiuto – ha spiegato Bartoccetti. Sono state 146 le donne prese in carico attraverso l’ascolto delle nostre operatrici e la consulenza di avvocato e psicologo. Di queste donne ben 113 risiedono nei Comuni del Vimercatese e 85 hanno deciso spontaneamente di rivolgersi a noi;  24, invece, sono state inviate dai Pronto soccorso dove si erano recate a seguito dei maltrattamenti;  13 da amici, parenti e conoscenti, alcune dalle forze dell’ordine”.

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Fasce d’età e provenienza

Importante anche il capitolo legato alle fasce d’età in cui le donne subiscono violenza.

“Abbiamo ricevuto richieste d’aiuto anche da ragazze di 18 anni – ha precisato la presidente –  La fascia d’età più colpita è quella tra i 18 e i 50 anni, quando la donna di solito programma o sta già vivendo nel pieno la sua esistenza, anche professionale. Spesso i maltrattamenti subìti condizionano, indeboliscono o rinviano i progetti e le aspettative di queste donne”.

Per quanto riguarda la provenienza: più di una donna su due (99 sulle 146 prese in carica dal Centro) è italiana. Quasi tutte sono sposate,  in buona parte con livelli di istruzioni medio-alti, quasi tutto con un lavoro. “Bisognerebbe chiedersi come è possibile tutto questo? – ha aggiunto ancora Bartoccetti – Spesso la violenza è associata a contesti di scarsa istruzione e difficoltà di relazione. In realtà i numeri e l’esperienza ci dicono che non è così. Si tratta di donne che cadono, loro malgrado, in una rete di illusioni, indipendentemente dal livello di istruzione”.

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Quasi la metà delle donne che si sono rivolte al Centro di Vimercate hanno figli, in buona parte minorenni. Aspetto che complica ancora di più le situazioni e spesso frena le vittime dal denunciare la violenza per timore di possibili ricadute sui figli.

Dai dati emerge anche che più di un terzo delle donne prese in esame si erano già recate in Pronto soccorso per violenze fisiche. Ben 633 sono stati gli ascolti telefonici effettuati dalle operatrici del Centro di largo Pontida, 250 i colloqui di accoglienza, 101 le consulenze legali.

L’autore quasi sempre il marito o il convivente

L’autore della violenza è quasi sempre il marito o il convivente – ha aggiunto ancora Stefania Bartoccetti – In alcuni casi l’ex marito. Comunque in gran parte persone con cui le vittime hanno ho hanno avuto relazioni affettive stabili”.
La responsabile del centro ha poi insistito anche sul tipo di violenza: “In buona parte fisica e psicologica, stalking. La metà dei casi presi in esame hanno poi prodotto denunce contro gli autori della violenza effettuate dalle nostro operatrici. E in alcuni casi non si trattava della prima denuncia. Dalle 67 denunce sono scaturiti 8 custodie cautelari applicate agli autori di violenza, 3 divieti di avvicinamento, 2 obblighi di allontanamento dall’abitazione. Per 30 denunce non c’è ancora uno sviluppo penale, in 2 casi sono state emesse sentenze di colpevolezza, per 9 invece il tribunale ha deciso per l’archiviazione. I processi in corso sono ancora 25. Ben 82 le telefonate in orari notturni o nelle altre fasce di chiusure del Centro”.

“Si tratta di numeri alti, significativi importanti – ha concluso la responsabile del Centro – Ma se ciò significa che le donne hanno deciso di chiedere aiuto, di non continuare a subire, significa che veramente qualcosa sta cambiando”.

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