Incontro dedicato a Peppino Pressi, a cinquant’anni dalla morte. Si è tenuto sabato pomeriggio, nella sala conferenze di Villa Filippini a Besana, per ricordare la figura del giovane besanese stroncato a soli 26 anni da un male sconosciuto, al quale è intitolata l’attuale biblioteca civica.

Una delle personalità più significative di Besana

Un’imperdibile opportunità per «scoprire» e «riscoprire» una delle personalità più significative della comunità besanese: alla presenza del primo cittadino Emanuele Pozzoli e di un nutrito e partecipe pubblico, i relatori – il dottor Alberto Mapelli, amico più intimo di Pressi; Peppino Crippa, il sindaco che nel 1969 inaugurò la biblioteca in suo ricordo, e don Francesco Mambretti – hanno portato toccanti testimonianze della vicenda di un giovane uomo, il quale, per quanto il destino gli fosse stato avverso, è riuscito a lasciare un indelebile solco nella storia di Besana. Attraverso le loro vivide parole, i presenti hanno potuto approcciarsi all’esperienza di Peppino: un ragazzo che si contraddistingueva dagli altri per eccezionali doti fisiche, ma al contempo amante della cultura, uomo di fede; estremamente coinvolto nella vita sociale e politica del paese, a tal punto da divenire direttore del giornale locale «L’Esagono» e, successivamente, fondatore de «Il semaforo».

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La malattia sconosciuta

Una parte importante è stata dedicata anche alla sua malattia, un male sconosciuto, mai precisamente diagnosticato e che lo ha costretto a vivere dieci lunghi anni di calvario, in una lotta continua fra la sua esplosiva vitalità e l’incertezza della propria condizione di salute, la cui inconcludente diagnosi è stata «il più grande torto fatto all’intelligenza di Peppino», come l’ha definita il dottor Mapelli. Le testimonianze sono state inframmezzate dalla lettura di stralci ed estratti dei suoi scritti, dei suoi pensieri, opportunamente selezionati e raccolti nel libro «Andavo cercando la vita», da cui è stato mutuato anche il titolo dell’incontro, che hanno restituito un Peppino dotato di straordinario estro creativo e poliedrico, di animo sensibile: da componimenti poetici amorosi a riflessioni personali sulla propria condizione, fino ad arrivare ai testi più impegnati sul piano comunicativo-sociale. Il pomeriggio, lungi dall’essere una semplice commemorazione, è stato ulteriormente arricchito da stacchi musicali e da una conclusiva perfomance della banda di Besana, che ha suonato «La vita è bella» di Nicola Piovani, nonché colonna sonora dell’omonimo film: di fatto, un inno alla vita, esattamente come tutto quello che fece Pressi.