Milanesi come i samurai, nasce l’Onigiri Mania. Si tratta della startup di Simone Garofalo e Riccardo Corbetta, due giovani brianzoli con la passione per la cucina giapponese e una spiccata propensione all’autoimprenditorialità.

Milanesi come i samurai

Un progetto innovativo, che potrebbe rivoluzionare il concetto della pausa pranzo di milanesi e brianzoli, è stato sviluppato nell’incubatore di start-up della Cgil di Monza e Brianza, nell’Officina Giovani di Triante, ed è pronto a conquistare la propria fetta di mercato. L’ingrediente è tanto semplice quanto ben studiata: si tratta di portare nelle piazze milanesi l’Onigiri, un tipico piatto della cucina giapponese, per far “esplodere” una vera e propria mania, con tanto di gadget vari.

Il progetto

Si chiama Onigiri Mania ed è la startup di Simone Garofalo e Riccardo Corbetta, due giovani brianzoli con la passione per la cucina giapponese e una spiccata propensione all’autoimprenditorialità. Il progetto, da alcuni mesi in incubazione nel coworking della Cgil di Monza e Brianza, ha nientedimeno l’ambizione di rivoluzionare la pausa pranzo dei milanesi, portando l’onigiri, un tipico piatto della cucina giapponese, nei luoghi di ritrovo del capoluogo di regione. È la prima esperienza, tra quelle presenti attualmente in Officina Giovani, che spicca il volo per andarsi a conquistare un posto nel mondo. Nel caso specifico il posto, anzi, i posti sono le più frequentate piazze in prossimità degli atenei milanesi. Proprio lì, dove migliaia di studenti universitari si riversano ogni giorno, Simone e Riccardo vogliono allestire un food truck specializzato in onigiri.

Un pasto completo e facile da consumare

“Un tipico piatto giapponese che risale all’epoca dei samurai – hanno spiegato Simone e Riccardo –. A quei tempi occorreva un pasto completo, veloce e facile da consumare in qualsiasi situazione”. Esigenze del tutto corrispondenti allo stile di vita dei milanesi: l’onigiri, infatti, si presenta come una polpetta di riso ripiena di carne, pesce o verdure guarnita con una foglia di alga nori e può essere consumata anche in piedi o camminando. Insomma, un pasto pratico come un sandwich, ma molto più salutare. Data la scarsa notorietà di questo piatto in Italia esso viene inserito nei menù di qualche ristorante giapponese, snaturando il prodotto e privandolo delle sue potenzialità. Noi di Onigiri Mania, grazie ad un food truck, vogliamo portare questo piatto per le strade e per le piazze di Milano per proporre alla clientela un pasto salubre, a basso costo, adatto ad ogni situazione”.

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La forza del brand

Un progetto, quello di Onigiri Mania, curato nei minimi dettagli. A partire dall’identità del brand. “Sarà la nostra forza! – hanno assicurato i due giovani startupper – Attraverso canali social, merchandise, tra cui peluches e magliette, catering e vendita diretta al cliente creeremo un marchio originale e riconoscibile”. Onigiri Mania, infatti, si sta già facendo conoscere sul web attraverso le pagine Facebook e Instagram e, soprattutto, tramite il portale Produzioni dal basso, raggiungibile all’indirizzo https://www.produzionidalbasso.com/project/onigiri-mania/, dove i due giovani brianzoli hanno caricato il loro progetto spiegandone le potenzialità e stanno cercando i primi finanziatori: “Attraverso il crowdfunding vogliamo raccogliere il denaro necessario per far partire l’impresa”, hanno concluso.

Soddisfatti i responsabili dell’Area Giovani

Simone e Riccardo hanno già ricavato 2.560 euro. “A tutti i sostenitori viene data una ricompensa: stickers, portachiavi, peluche e la maglia ufficiale di Onigiri Mania”, hanno dichiarato. Insomma, ci sono tutti gli elementi per affezionarsi al brand, ancor prima di potersi sedere ai tavolini del food truck. “È tutt’altro che improvvisazione, i due ragazzi si sono messi a studiare e hanno fatto crescere la loro idea che oggi ha buone possibilità di concretizzarsi – ha sottolineato con soddisfazione Lino Ceccarelli, responsabile dell’Area Giovani e Lavoro della Cgil di Monza e Brianza – Ci auguriamo vivamente che questa impresa abbia successo: ci piacerebbe pensare che un contributo sia venuto anche dalle esperienze che i ragazzi stanno facendo nel nostro coworking”.