Proseguono le indagini dei carabinieri di Arcore e della Compagnia di Monza sulla morte del 38enne marocchino, pregiudicato, già con precedenti penali e destinatario di un ordine d’arresto, avvenuta venerdì pomeriggio in via Beretta ad Arcore. LEGGI QUI E QUI

L’uomo, ricordiamo, è stato trovato privo di vita, incastrato tra in un piccolo pertugio, tra un box e un muro, che si trova al confine tra due abitazioni in via Beretta.

La versione del fratello della vittima

Ieri mattina, sabato, il fratello della vittima ha contattato la nostra redazione per fornirci la sua versione dei fatti su quanto accaduto venerdì pomeriggio ad Arcore.

“Mio fratello stava scavalcando un muro per uscire dal cortile di una abitazione ma non si trovava lì per rubare, non è un ladro e non ha mai rubato in vita sua – ha raccontato il fratello minore della vittima che abitava con il 38enne – Io e lui venerdì pomeriggio stavamo camminando insieme per le vie di Arcore. Poi, ad un certo punto, mio fratello è scappato via di corsa senza un apparente motivo. Io ho cercato di raggiungerlo ma l’ho perso di vista. E lui, per non farsi trovare, con tutta probabilità ha cercato di nascondersi ed è finito in quella maledetta strettoria, nella quale ha perso la vita. Ma, ripeto, mio fratello non è un ladro”.

Una versione che il fratello minore della vittima ha raccontato anche ai carabinieri.

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Una morte che rimane avvolta nel mistero

Una morte, dicevamo, che rimane comunque avvolta nel mistero. Qualcuno dei vicini di casa sostiene di aver visto l’uomo mentre scavalcava alcune recinzioni e di averlo perso di vista subito dopo.

Ora rimangono alcuni punti di domanda ai quali le indagini dovranno dare necessariamente risposte: perchè quell’uomo si trovava lì? Perchè scappava e da chi era in fuga? Scappava presumibilmente dopo aver messo in atto un tentativo di furto? E’ veritiera la versione fornita dal fratello minore?