L’Epifania tutte le feste si porta via, ma forse non le polemiche.

Passato il Natale, quest’anno a dir poco turbolento, ad Arcore, per via del presepe allestito all’interno della parrocchia di Sant’Eustorgio, anche il professore universitario Raffaele Mantegazza, docente di Pedagogia Generale alla Bicocca di Milano, è voluto intervenire nel dibattito.

La natività sul barcone dei migranti

Nel presepe allestito in chiesa, ricordiamo, Giuseppe e Maria, insieme a Gesù, sono stati posizionati su un barcone.

Una decisione così motivata dai volontari della parrocchia attraverso un manifesto appeso accanto al Presepe.

“Oggi sembra avanzare l’aria gelida del rancore e dell’indifferenza – si legge nel manifesto – Mancano le statuine, che presepe è mai questo? Possiamo anche immaginare che al di là delle finestre, in queste case, ci siano dei presepi, certamente belli, ma pur sempre finti. Il dramma in realtà accade fuori, il presepe vero è fuori… E forse per una volta vale la pena prendere coscienza che la statuina vera siamo proprio noi, noi persone in carne ed ossa, noi ai quali Gesù dice: “Aiutami, salvami, portami con te”. Persone vere che non hanno bisogno di emozioni passeggere, ma che provano loro ad emozionare, a far felice qualcuno. Persone vere, capaci di un atto di fede nell’uomo, capaci di creare fiducia e non paura”

Un presepe che non è piaciuto al Carroccio

Un presepe rivoluzionario che ha provocato le ire del Carroccio che ha mal digerito vedere la natività espropriata dalla mangiatoria di Betlemme.

“Non si può negare che questo presepe ci abbia un po’ intristito – hanno sottolineato gli esponenti della Lega – Qualcuno potrebbe rinfacciare a molti di noi che non siamo gente di Chiesa. Vero, molti di noi non sono praticanti sebbene credenti, però anche noi potremmo far notare che qualcuno sta camminando su sentieri che non sembrano essere in linea con la storia della Chiesa. E costoro potrebbero magari pensare che noi facciamo parte di uno schieramento politico che non sostiene valori veramente cristiani, non conosce il significato della parola solidarietà. Noi allora potremmo umilmente ricordare loro che le appartenenze politiche non spiegano le corde nascoste che ogni singola persona ha dentro di sé, e sono corde positive che emergono non a chiamata, non perché conviene. Emergono perché è nella nostra natura fare del bene a prescindere dagli abiti che portiamo”.La contrarietà del Carroccio è dovuta alla difesa della tradizione e ad una questione di natura religiosa”.

 

“Il bene fatto individualmente perché spinto dalla nostra natura si chiama carit”

“Il bene fatto individualmente perché spinto dalla nostra natura si chiama carità – continua il comunicato del Carroccio – Il bene fatto in modo organizzato, quegli atti di solidarietà che si devono fare per muovere le coscienze: siamo sicuri che sono dettati dalla vera carità umana fine a se stessa? E’ normale mettere in dubbio questi gesti di solidarietà o questo presepe così poco ortodosso quando essi stessi possono andare oltre il semplice messaggio evangelico e toccare altri ambiti? Noi crediamo di sì. Si deve separare la fede dai valori civili, la fede non tutti ce l’hanno ma ai valori civili noi tutti dovremmo conformarci”.

Duro l’affondo finale sul presepe di Sant’Eustorgio.

“Non ha i nostri valori simbolici, quelli con cui siamo cresciuti e il messaggio che si vuole veicolare sembra non accorgersi che i poveri ci sono anche molto vicino a noi – concluse il Carroccio – Gesù nella barca non è un messaggio di solidarietà, ma una strumentalizzazione politica da cui prendiamo le distanze, credenti o non credenti che possiamo essere. Chi fa politica, chi gestisce il bene pubblico, che agisce nell’interesse dei cittadini tutti, ha il dovere di far notare queste cose, di renderle pubbliche affinché si capisca che la solidarietà senza regole, la carità senza responsabilità non fa del mondo un posto migliore in cui vivere. Qualcuno più grande di noi, disse di dare a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio. Noi ci atteniamo a questo insegnamento”.

 

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L’intervento di Mantegazza

“Intervengo a distanza di tempo sulla polemica sul presepe perché nell’infuriare delle posizioni estreme non c’era spazio per un ragionamento pacato. Che il Presepe l’abbia inventato s. Francesco a Greccio lo sanno tutti. Quello che forse non tutti sanno è il motivo per cui il santo ha inaugurato questa tradizione. Chi fosse interessato può leggere gli studi di Chiara Frugoni. Si era in piena epoca di Crociate e l’ideologia dei Crociati era la seguente: andiamo a liberare il luogo dove è nato Gesù dagli infedeli. Francesco, pacifista nonviolento, ribalta la questione. Gesù storicamente è nato in Palestina ma spiritualmente nasce dove c’è chi crede in lui e pratica la sua parola. Quindi non c’è bisogno di liberare nessun luogo con le armi perché anche qui, nel paese di Greccio, nasce Gesù. Ed essendo Greccio un paese di pastori  e di contadini fu l’ambiente rurale a fare da sfondo al presepe. Francesco non aveva alcuna intenzione filologica, non voleva fare una ricostruzione storica ma dire che Gesù nasce ovunque lo si attenda con amore e con fede. Dunque anche su un barcone di migranti. Che poi ci sia chi invece vuole realizzare una ricostruzione storica dell’evento va benissimo: ma allora si mettano da parte  quei Gesù Bambini scandinavi biondi e con gli occhi azzurri e li si sostituisca con un bambino dalle pelle piuttosto scura e gli occhi e i capelli neri, come  doveva essere un piccolo ebreo palestinese nato duemila anni fa”.

 

 

Una presa di posizione che, forse, alimenterà nuove polemiche.