Sono stati presentati questa mattina i dati epidemiologici su amianto in Lombardia. Le statistiche presentante nel corso dell’evento “Come difendersi dall’amianto: responsabilità civili, penali e profili previdenziali”, che si è tenuto nel Salone Valente del Tribunale di Milano.

Secondo le stime nella provincia di Milano e Monza e Brianza sono presenti 566.916 metri cubi di coperture di amianto e fra il 2010 e il 2015, in Brianza, si registrano 394 casi di mesoteliomi e di patologie asbesto correlate.

Osservatorio nazionale sull’amianto: casi di mesotelioma in aumento

I dati ONA segnano un netto costante aumento dei casi di mesotelioma a partire dal 2000, in linea con le rilevazioni del Registro Mesoteliomi Regione Lombardia. Infatti, lo stesso Registro Regionale riporta, per il periodo dal 2000 al 2014, un totale di 5.897 casi. Si va dai 355 casi del 2000 ai 480 del 2011. In alcuni casi, la diagnosi non è certa. Il VI Rapporto Mesoteliomi Inail dell’ottobre 2018, conferma i dati ONA fino al 2015: 5.680 casi di mesotelioma.

Le malattie correlate

L’Osservatorio denuncia un aumento della malattie correlate all’amianto:

I casi di patologie asbesto correlate, anche mortali, in Lombardia sono infatti in costante aumento. Rispetto ai casi del 2000 (277), già nel 2010 i casi segnalati sono stati 409, per il 2013 i casi segnalati sono stati 472, per i successivi anni le segnalazioni ricevute da ONA sono in continuo esponenziale aumento e per il 2017 sono più di 500 i casi di mesotelioma segnalati tramite la piattaforma interattiva ONA REPAC

Il tutto in linea anche con le statistiche e le rilevazioni del VI Rapporto Mesoteliomi, che hanno censito, a partire dal 2000, 5.680 casi (pari al 20,8%). Se si tiene conto delle altre patologie asbesto correlate, almeno il doppio dei decessi rispetto a quelli provocati dal mesotelioma sono ascrivibili al cancro dei polmoni (altri 1.000 decessi) e, tenendo conto delle altre patologie, si giunge a un conteggio che supera i 2.000 decessi per patologie asbesto correlate solo per quanto riguarda la Lombardia e solo per il 2017.

LEGGI ANCHE: Siti inquinati in Lombardia la situazione più critica

Leggi anche:  Arcore, donna scippata della borsetta al cimitero

I numeri

L’Ona, sulla base delle segnalazioni e dei rilievi, con incrocio dei suoi dati con quelli delle agenzie, ha ripartito i dati epidemiologici (relativi al periodo dal 2000 al 2015) per ogni singola Provincia della Regione Lombardia:

– Milano hinterland: 882 (Sesto San Giovanni: 138; Milano 1: 502; Milano 2: 242)
– Milano Città: 653
– Bergamo: 564
– Varese: 453

– Pavia: 491
Monza Brianza: 394
– Brescia: 387
– Como: 237
– Cremona: 171
– Lecco: 166
– Mantova: 140
– Lodi: 112
– Sondrio: 83

Il pericolo non è finito

Secondo l’Ona l’amianto non è un pericolo passato, anzi. I dati forniti durante il convegno sono preoccupanti.  In Lombardia c’è ancora il 33% della presenza totale di amianto in Italia: oltre 210.000 siti censiti in Lombardia, di cui il 12% nel settore pubblico e l’88% in quello privato, con 6 milioni di mq di cui 1,5 di amianto in matrice friabile, che hanno necessità di bonifica e smaltimento, altrimenti si continueranno ad avere ulteriori esposti, malati e decessi correlati.
La presenza di coperture in cemento amianto in Lombardia è stimata, a tutt’oggi, in almeno 2.053.524 m 3 , di cui la maggior parte (566.916 m 3 ) si trova nella zona di Milano – Monza Brianza.

Per quanto riguarda le altre province:
– Brescia: 320.587 m 3
– Bergamo: 232.552 m 3
– Varese: 203.682 m 3
– Mantova: 165.011 m 3
– Pavia: 150.100 m 3
– Cremona: 126.019 m 3
– Como: 117.744 m 3
– Lecco: 71.449 m 3
– Lodi: 65.722 m 3
– Sondrio: 33.741 m 3

Milano capitale

“Milano è la città record di casi di mesotelioma e delle altre patologie correlate che sono in continuo aumento – ha detto l’avvocato Ezio Bonanni, Presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto. Nella cintura industriale di Milano, inoltre, alla quantità si aggiunge una particolare trascuratezza nelle misure di sicurezza che, seppur in sé poco efficaci, avrebbero quanto meno diminuito le esposizioni e dunque l’impatto della fibra killer sulla salute dei lavoratori e dei cittadini”.