Santuario di Santa Maria delle Grazie, una media di 2mila visitatori ogni weekend e una fede che da oltre cinque secoli sembra più viva che mai

Cinquecentocinquant’anni e non dimostrarli. E’ questa la prerogativa del santuario delle Grazie di via Montecassino, che con i suoi di 2mila e più visitatori nel weekend e le tante iniziative per i giovani si riconferma luogo di culto per eccellenza di tutto il territorio, capace di cavalcare le sfide della modernità e di accendere ancora la fede. Non solo nei monzesi.

A confermare questo quadro le parole di frate Alberto Tosini, superiore del convento da un anno dopo un lungo incarico come ministro provinciale in Liguria.

Il sorriso bonario, gli occhi indagatori dietro agli occhiali sottili, lo squillo del telefonino che riproduce il suono delle campane (“ho ceduto alla tecnologia solo perché obbligato dai miei incarichi” ha spiegato poi), quando parla è sempre chiaro e netto, lontano da ogni tentativo di vaga interpretazione. “La trascendenza oggi è un grande problema, bisogna trovare nuove modalità per trasmettere della fede e dare quelle risposte che la tradizione non riesce più a dare – ha chiarito – I ragazzi non accettano alcuna dipendenza, tantomeno dal confessionale, e non si accontentano dei dettami imposti dall’alto. Non è che non credano, più semplicemente cercano di coniugare le loro esigenze spirituali con quelle della vita di tutti i giorni”.

Del resto che il bisogno di pregare sia molto sentito lo testimoniano i numeri: durante le messe nel weekend, specialmente la domenica sera, in via Lecco arrivano fino a 500 fedeli alla volta, segno che in città la devozione è ancora una componente molto importante.

Il “Friar Pub” e la password dell’accoglienza

Stanti tale premesse, è facile intuire il significato di iniziative come il “Friar Pub”, il locale aperto nella filanda del convento dove una volta al mese a spillare birra e a preparare tramezzini ci sono i frati più giovani, che a loro volta accolgono fino a 130 ragazzi dai 18 ai 35 anni provenienti anche da fuori regione.

Dopo la birra sono accompagnati nel refettorio, dove viene dato loro un messaggio spirituale su cui riflettere. “Ma non è tutto – ha detto ancora frate Alberto – Da più di un anno portiamo avanti il progetto “10 parole”, per accompagnare i ragazzi alla scoperta della fede, oltre ai percorsi per le giovani coppie e per i novelli sposi. La nostra “password” in fondo è una sola, ed è l’accoglienza, perché vivere la contemporaneità è difficile per tutti, seppur stimolante”.

Nessuno, più dello stesso superiore, sa bene cosa significhi trovarsi in una condizione di crisi spirituale: originario di Brescia ed entrato in convento a soli 10 anni, per testare la forza del suo credo e capire meglio il mondo ha preferito diplomarsi fuori dalle sacre mura.  Scegliendo addirittura di fare il muratore durante gli studi di Teologia.

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Una comunità che guarda al futuro

A fronte del numero del numero sempre più risicato di vocazioni, il ruolo del santuario monzese rimane certamente di prim’ordine. Fra le varie incombenze anche quella di ospitare per un percorso di discernimento tutti gli aspiranti nuovi frati provenienti da tutta la Lombardia.

“Il pranzo della domenica in refettorio finisce sempre per ospitare decine di famiglie e bambini – ha concluso frate Alberto – Una volta vedere una donna in convento allattare il suo bimbo sarebbe stato impensabile e sconveniente, ora praticamente è la normalità”.

Un anniversario all’insegna dell’arte

Incominciati lo scorso ottobre, i festeggiamenti per i 550 dalla fondazione al santuario delle Grazie proseguiranno fino al prossimo 4 ottobre.

Di fondamentale importanza l’appuntamento del 5 maggio. Alle 16,30 nel chiostro verranno infatti benedette le nuove formelle di ceramica rappresentanti il «Cantico delle creature» di San Francesco. A realizzarle frate Pierangelo Pagani, l’artista del santuario, ceramista ed esperto di vetri policromi.

Le formelle saranno inserite lungo le mura perimetrali del chiostro, a ricordo del fondatore dell’ordine e del suo amore per la natura, proprio nel mese in cui secondo gli agiografi avrebbe messo mano al famoso testo poetico.
A chiudere il lungo anniversario la mostra “La bellezza che salva”, che verrà allestita il 4 ottobre nella filanda e il cui ricavato proveniente dalla vendita dei quadri sarà interamente devoluto ai poveri.

Una storia lunga più di 5 secoli

L’8 settembre 1463 è l’anno della posa della prima pietra del santuario, seguita il 18 ottobre 1467 dall’ingresso in pianta stabile della comunità dei religiosi, chiamata dal primo cittadino Giovanni da Vergiate. A onorare il luogo santo proprio un dipinto dell’Annunciazione.

Da quel momento la sua storia è stata tutta un alternarsi di momenti di gloria e di apparente decadimento. Nel 1632 la decisione di costruire un porticato davanti alla facciata della chiesa per accogliere la moltitudine di pellegrini, divenuta via via sempre più importante, seguita nel 1649 dalla costruzione di un lanificio che forniva tele per gli indumenti francescani di tutta la Lombardia.

Nel 1810 l’Editto di soppressione voluto da Napoleone ne ha segnato invece la fase di declino: passati di proprietà al Demanio, santuario e convento sono stati trasformati in deposito per il fieno, peraltro completamente distrutti nel 1893 da un furioso incendio.

Nel 1931 infine la rinascita, con l’avvio dei lavori di restauro e la ricollocazione del dipinto dell’Annunciazione nel frattempo custodito in una chiesetta di piazza Garibaldi, chiamata non a caso «delle Grazie nuove» e che fatto decidere per l’attuale denominazione di santuario delle «Grazie vecchie».