“Stranieri discriminati”: Unione Inquilini scrive a Sergio Mattarella. L’appello al presidente della Repubblica: “L’esclusione dalle graduatorie per le case popolari è anticostituzionale”.

L’Unione Inquilini scrive a Mattarella

Si sono rivolti direttamente al Capo dello Stato gli avvocati Gianluigi Montalto e Tiziana Perlini, dell’Unione Inquilini, per denunciare “l’incostituzionalità e il contrasto con le Direttive comunitarie” delle politiche abitative messe in atto da Regione Lombardia e dal Comune di Sesto San Giovanni. Il tema – salito alla ribalta nazionale anche tramite due puntate parecchio accese del programma “Piazzapulita”, su La7 – è quello dell’esclusione dalle graduatorie per le case popolari di cittadini di origine straniera che non sono in grado di presentare la documentazione che attesti la non proprietà di immobili nei loro Paesi d’origine. Soprattutto se questi stessi Paesi non sono in possesso di un Catasto nazionale. A Sesto, almeno due casi tra loro simili hanno coinvolto famiglie originarie dell’Ecuador e dell’Egitto.

“Norma anticostituzionale”

Per l’Unione inquilini – che ha scritto una lunga lettera/appello all’attenzione del presidente Mattarella – il Regolamento Erp di Regione Lombardia presenta “carattere discriminatorio e profili di illegittimità costituzionale, ponendo gli stranieri in una condizione di particolare svantaggio rispetto ai cittadini italiani”. Il sindacato ha chiesto al Capo dello Stato di “sollecitare il legislatore nazionale e regionale a una modifica della normativa in materia di produzione di certificati esteri, suggerendo lo stralcio delle norme che impongono, come requisito di accesso ai servizi abitativi pubblici, la produzione di certificati” che i cittadini stranieri di fatto non sono in condizione di presentare.

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“Avere una baracca senza luce non vuol dire essere ricco”

La normativa regionale – applicata poi alla lettera dal Comune di Sesto – “introduce un requisito che non ha alcun ragionevole collegamento con la funzione sociale dell’Edilizia residenziale pubblica – hanno aggiunto i due avvocati dell’Unione Inquilini – La proprietà di una baracca priva di luce e gas in Nigeria, infatti, non incide sulla ‘ricchezza’ di un soggetto in condizioni di disagio economico che vive e lavora in Italia e che chiede una casa popolare”.