I fedeli di Renate e Veduggio ricordano don Mario Ciceri – nativo di Veduggio, già servo di Dio e venerabile – a 119 anni dalla sua nascita, era l’8 settembre del 1900.

Una mostra per don Mario

La sala Giovanni XXIII di Veduggio ospiterà una mostra con oggetti a lui appartenuti, libri, testimonianze e documenti relativi alla sua vita e alla pratica di beatificazione in corso, in collaborazione con la parrocchia di Brentana di Sulbiate, dove don Mario aveva svolto per più di un ventennio il suo apostolato, e l’Associazione don Mario Ciceri che porta avanti il suo ricordo e il suo impegno in numerosi campi.
L’inaugurazione è in programma per sabato 7 settembre, alle 17. L’esposizione resterà poi aperta domenica 8, dalle 9 alle 22. Ad arricchirla, anche i quadri realizzati dal Gruppo Pittori di Veduggio che si sono ispirati alla vita del sacerdote e agli avvenimenti che la hanno caratterizzata.

La biografia

Don Mario Ciceri, servo di Dio dal novembre 2005 e venerabile dall’1 dicembre 2016, nasce a Veduggio l’8 settembre 1900. Quarto di sei figli di Luigi Ciceri e Colombina Vimercati, cresce in un’umile famiglia di semplici contadini, educato con amore e rigore. Fin dalle scuole elementari manifesta il desiderio di farsi sacerdote e, secondo l’uso del tempo, nell’ottobre 1912 viene vestito da «pretino» ed entra nel Seminario Diocesano di Seveso. Prosegue gli studi nel Seminario di Gorla Minore e poi di Porta Venezia a Milano. E’ ordinato sacerdote il 14 giugno 1924 nel Duomo di Milano dal cardinale Eugenio Tosi; viene subito destinato come coadiutore alla parrocchia di Brentana. Lì rimane ininterrottamente fino al 4 aprile 1945, data della morte avvenuta in seguito ad un incidente stradale.
La vita di don Mario, uomo di grandissima fede ed estrema umiltà, si consuma tutta a servizio degli altri, in modo particolare degli ultimi, i poveri, i diseredati e gli afflitti materialmente e spiritualmente. Un posto privilegiato del suo apostolato è riservato ai giovani e agli ammalati, ma verso tutti dimostra attenzione, affetto, sensibilità e condivisione. Durante gli anni della Seconda guerra mondiale è vicino ai militari, alle loro famiglie, agli sbandati, ai partigiani e ai soldati dell’esercito degli Alleati che tentano di sfuggire alle rappresaglie dei nazifascisti. Per questo gli è conferita alla memoria la Medaglia d’Oro della Resistenza.
Il suo apostolato è sempre stato circondato dalla discrezione e dal silenzio; solo dopo la sua prematura scomparsa la comunità si è resa conto dell’importanza e dell’efficacia del suo operato. Data la fama di santità che da subito dopo la morte ha accompagnato don Mario, la comunità di Brentana, attraverso l’associazione che porta il suo nome, ha avviato il processo di beatificazione. La pratica è ufficialmente aperta il 28 maggio 2002; attualmente a Roma la Commissione medica specifica sta vagliando l’attendibilità del miracolo a lui attribuito per concludere l’iter.