Cern: un acronimo che quasi un po’ tutti hanno sentito almeno una volta menzionare. Al telegiornale, ma anche nei libri – di scuola, così come di svago, il celebre “Angeli e Demoni” di Dan Brown per fare un esempio – e nei film. Ma, spogliato delle proiezione fantascientifiche che arrivano dal grande schermo, cos’è veramente? Lo ha spiegato il renatese Raffaele Gerosa, fisico che all’interno del laboratorio di Ginevra, il più grande al mondo di fisica delle particelle, fa ricerca. Venerdì l’altro, nella sala video del centro culturale “Alfredo Sassi” di Renate, ha incontrato i concittadini che ieri, sabato 6 luglio, hanno partecipato alla visita al Consiglio europeo per la ricerca nucleare organizzata da Comune e biblioteca.

Vi spiego il Cern

Presentato dal nuovo assessore alla Cultura Mario Molteni (anche lui laureato in Fisica), Gerosa ha resistito per più di un’ora al caldo torrido che ha spinto più di un presente a sfoderare i ventagli, offrendo una lezione il più possibile comprensibile ai “non addetti ai lavori”. Facendosi aiutare da metafore, capaci di strappare anche qualche sorriso.
Dopo un viaggio partito dalla galassia e arrivato agli atomi, passando dall’uomo, i riflettori sono stati puntati sul Cern. Ente sovranazionale che vede l’Italia, orgogliosamente, protagonista. Il nostro Paese, infatti, dopo Francia e Germania, è il terzo finanziatore. Tra tutti i collaboratori – se ne contano 10mila tra fisici e ingegneri da tutto il mondo – gli italiani, inoltre, sono i più numerosi.
All’interno si trova il Large Hadron Collider (Grande Collisore di Adroni), abbreviato in LHC: un acceleratore di particelle. Vale a dire una sorta di “potente microscopio – ha spiegato il ricercatore – Gli acceleratori di particelle moderni permettono di guardare processi di interazione tra particelle elementari ricreando in laboratorio condizioni simili a quelle presenti poco dopo il big bang”.
Costruiti tra il 1950 e il 1960, ebbero un rapido sviluppo che permise di realizzare macchine sempre più potenti. Sviluppo oggi rallentato per gli importanti costi in termini di infrastrutture, tecnologia e manutenzione. Numerose le scoperte condotte fino al 1990, tra le quali ne spicca una “firmata” Cern: il “bosone di Higgs”, per arrivare alla quale ci sono voluti cinquant’anni. Quest’ultimo, “è come la neve che copre le strade d’inverno – l’esempio utilizzato da Gerosa – Le particelle sono invece come e auto che vi transitano sopra, interagiscono in proporzione alla loro massa: si va da una Panda a un Tir”.

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Il posto più freddo della galassia

Il Large Hadron Collider è il posto più freddo della galassia – 16mila magneti superconduttori lavorano a una temperatura di -271,3 gradi. In universo aperto si arriva a toccare “solo” meno 270 – ma anche molto caldo. E’ inoltre estremamente complesso (produce milioni di Gb di dati ogni anno che devono essere archiviati e processati) ed è costato, dal 1998 ad oggi, dagli 8 ai 10 miliardi di dollari: un euro all’anno per ciascun abitante dell’Unione Europea
“Ciò che noi ricercatori facciamo è “fotografare” le collisioni tra particelle”. “Per farlo non usiamo di certo i cellulari – ha scherzato il ricercatore- ma rilevatori”. Con l’obiettivo, semplificando, e di molto, di conoscere, rispondendo a una delle esigenze fondamentali dell’essere umano.
Quattro gli esperimenti lungo LHC, a uno dei quali, il CMS, sta lavorando Gerosa.
Ma quale impatto hanno sulla società gli acceleratori di particelle? C’è l’aspetto formativo ed insieme quello tecnologico, nell’ambito del quale vengono utilizzati per la terapia del cancro, nell’industria dei semiconduttori, in campo alimentare e famaceutico… Oltre che per “spin-off informatici: il World Wide Web nasce al Cern negli anni ‘80”.
“Ricerca e scoperta richiedono tempo e sforzi – ha concluso il renatese – E’ un processo complesso ma con ricadute economiche e sociali enormi”.