Una grotta senza barriere, dove tutti i limiti si superano e l’emozione di arrivare al traguardo è condivisa con le persone che ti hanno aiutato a raggiungerlo, nonostante le difficoltà. E’ la straordinaria esperienza vissuta dal cimnaghese Marco Rosa, 10 anni, affetto dalla nascita da una rara malattia genetica che gli ha impedito di parlare e gli ha causato problemi di deambulazione.

I “Diversamente speleo” lo hanno accompagnato nella grotta Europa

Ostacoli che però non hanno proibito ai “Diversamente Speleo”, che dal 2011 in Italia regalano a persone disabili la possibilità di raggiungere le viscere della terra, di accompagnarlo nelle profondità della grotta Europa, a Bedulita, in provincia di Bergamo. Una cavità naturale che si raggiunge al termine di un percorso tutt’altro che semplice, con venti metri di cunicolo da attraversare strisciando, la roccia a pochi millimetri dalla testa, guidati solo dalle luci dei caschetti. Ma Marco, con la sua inesauribile voglia di esplorare, ce l’ha fatta.

Dopo aver percorso un sentiero nel bosco è arrivato alla grotta

“Abbiamo deciso di provare questa esperienza grazie a un nostro amico, Marco Cattaneo, che fa parte del gruppo “Diversamente speleo”, senza sapere a cosa andavamo incontro», ammette con un sorriso Roberta Cecolin, la mamma di Marco. Lei, con il compagno Matteo Ruffoni e il figlio minore Mirko, 8 anni, ha condiviso con lui questa bella avventura: “Sono rimasta sorpresa da come così tante persone, pur senza conoscerlo, si siano prese cura di Marco, tenendolo in braccio, in spalla e sostenendolo, come in una grande famiglia”. Prima della discesa, infatti, è necessario percorrere un sentiero nel bosco, che porta all’imbocco della grotta. Qui si è esibito il campione del mondo di bike trial Luca Tombini, che però non se l’è sentita di calarsi: «Marco, vai avanti tu per me». E là dove un campione si è fermato, Marco ha proseguito.

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Con la sua musica preferita è entrato nella grotta senza barriere

“All’inizio non è stato facile, non voleva mettere il caschetto ed era un po’ intimorito quando lo hanno posizionato sulla barella – racconta Roberta – Ma poi gli hanno messo nella tasca della tuta un telefonino con la musica degli AC/DC, il suo gruppo preferito, e si è tranquillizzato”. Superato il timore iniziale, tutto è stato in discesa. Marco, issato sulla barella, è entrato nella piccola apertura di 100 centimetri per 40, dalla quale poi si prosegue per 7 metri in orizzontale. Attorno a lui, i suoi nuovi amici speleo, Aldo Gira, Savina Franchini e tanti altri, che di fronte a ogni ostacolo, ogni imprevisto, hanno fatto di tutto per liberare la barella e permettere a Marco di continuare. Superato un gradone di un metro e una strettoia lunga due, ecco il meraviglioso salone, nella sua immensità.

“Un mix di emozioni, paura, curiosità e soddisfazione”

“Durante il percorso Marco era affascinato dai depositi di calcare, dalle gocce d’acqua che scendevano, dalle luci dei caschetti… toccava tutto e osservava, desideroso di scoprire. E quando è arrivato alla fine è esploso di gioia – prosegue la mamma – E’ stata un’esperienza intensa, un mix di emozioni, tra paura, adrenalina, curiosità di vedere cosa c’è in fondo, fatica e soddisfazione. Una sorta di metafora della vita: il fango, l’umidità, le rocce, la difficoltà del percorso, tutti gli ostacoli si riescono a superare grazie agli altri. Sicuramente un’esperienza da ripetere”. E una volta usciti, Marco faceva cenno di voler tornare indietro, per rifare tutto un’altra volta. E non importa se non riesce a parlare: i suoi occhi pieni di felicità lo hanno fatto per lui.