In tre, tra cui un giovane brugherese, avevano picchiato un uomo che li aveva rimproverati sul treno, poi salvato da un poliziotto fuori servizio. La pubblica accusa ha chiesto la condanna a due anni.

A processo tre giovani che avevano aggredito un uomo sul treno

Durante il processo con rito abbreviato che si sta svolgendo al Tribunale di Monza, la pubblica accusa ha chiesto la condanna a due anni per tre giovani che avevano aggredito un 55enne, “colpevole” di averli rimproverati sul treno.  Gli imputati di lesioni personali volontarie gravi sono un 25enne di Brugherio, un 23enne di Lesmo e un 18enne di Torino, entrambi senza fissa dimora. Quest’ultimo ha anche precedenti per maltrattamenti in famiglia. I tre erano stati arrestati dagli agenti della Polizia di Stato per aver picchiato l’uomo che li aveva invitati a ricomporsi a bordo di un convoglio regionale Lecco-Milano Porta Garibaldi mentre entrava in stazione a Monza. L’aggressione aveva causato la frattura dell’orbita oculare sinistra e di uno zigomo e l’uomo aveva subìto un intervento chirurgico al volto.

L’intervento di un poliziotto fuori servizio

Un poliziotto fuori servizio si era accorto di quello che stava succedendo ed era intervenuto per salvare il 55enne. Il suo gesto, ritenuto eroico, gli è valso un encomio. Secondo quanto ricostruito il passeggero, in compagnia della moglie, aveva rimproverato i giovani sdraiati, che occupavano intere file di sedili mentre il treno era colmo di persone. I tre avevano reagito aggredendolo e colpendolo più volte al volto. L’unico ad avere ammesso subito di avere sferrato al 55enne un pugno è stato il torinese, per cui la difesa ha chiesto il minimo della pena. I giovani di Brugherio e Lesmo, invece, affermano di non aver colpito il pendolare ma di avere soltanto partecipato alla discussione.

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Il giovane di Brugherio era stato scarcerato

Il 25enne residente a Brugherio, al processo per direttissima, era stato scarcerato su richiesta del suo difensore, l’avvocato Fabio Fontanesi, che aveva portato in aula i genitori. Il brugherese, infatti, è l’unico dei tre ad avere una casa e rapporti con la famiglia, che si era detta disposta ad accoglierlo ai domiciliari dove si trova tuttora. L’1 marzo verrà pronunciata la sentenza.

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