Cade grosso ramo, che paura per auto e pedoni. E’ accaduto giovedì pomeriggio a ridosso del centro.

Ramo che cade, che paura

Se fosse finito addosso a un pedone o a qualche persona in bici o in moto probabilmente si sarebbero avuto conseguenze decisamente gravi. Attimi di paura giovedì pomeriggio alla «rotondina» tra via Azzone Visconti, via Rota e via Porta Lodi. Erano da poco passate le 16 quando un ramo di dimensioni abbastanza consistenti è caduto da un albero presente in un parcheggio tra le tre vie.

Auto sfiorate

Il ramo è caduto a pochissimi centimetri dalle macchine in transito (la zona è sempre piuttosto trafficata durante tutto l’arco della giornata). Se fosse caduta sopra una di esse, il danno ai tetti o parabrezza delle macchine sarebbe stato decisamente rilevante. Fortunatamente non ci sono stati però danni a persone o cose. Colpisce però che il ramo sia caduto in assenza di particolari condizioni meteo avverse (vento o temporali). Dopo la paura, il ramo che intralciava la sede stradale, è stato ora spostato sul marciapiede tra la piazzola di sosta e la piccola rotonda. E quanto accaduto rilancia probabilmente la questione della cura e manutenzione del verde presente sul territorio comunale. Numerosi cittadini dopo gli episodi delle scorse settimane avevano infatti sollecitato l’Amministrazione a prendere seriamente in considerazione il problema. La stessa Giunta, sia in Consiglio comunale che in occasione del “tour nei quartieri” aveva ammesso la presenza di una criticità che rischia di avere pesanti conseguenze soprattutto in occasione di rovesci e temporali di particolare rilevanza e portata.

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Il precedente di piazza Carducci e via Foscolo

Del resto, ancora nella memoria della gente c’è l’episodio che si è registrato all’inizio dell’altra settimana, il 9 luglio, in piazza Carducci con un albero caduto sopra un’edicola, fortunatamente senza ferire persone. E anche in via Foscolo, il 3 luglio era accaduto un episodio analogo con un albero caduto a pochissimi centimetri da un’automobile in transito. In entrambi i casi, il mancato diretto coinvolgimento di persone era stato “celebrato” come un miracolo.